A volte

A volte credo
nel tempo che spezza il fiorire della polvere.
A volte vivo
nell’ombra di un sole divenuto grigio,
riflessi d’argento sulle palpebre di occhi
che muti si chiudono
all’incrocio di sentieri dispersi dal vento.
Ho ornato d’Amaranto scarlatto
il santuario di marmo
delle mie memorie più intime,
mentre
nel dissacrato tempio della mente
grilli nascondono i loro canti
e seppelliscono cantilene –
profumi di violini lontano.
Canteremo allora domani
dei giorni di Ecate
al cospetto dei suoi neri fantasmi,
sotto la sabbia spoglia
– dimentica di quel tempo –
sfumeranno
i colori delle rose
nella loro morbida estate.

 

GRS

Lenzuola di Cenere

Lenzuola di cenere
sul grigio bianco del cielo –
sotto blocchi di dense nuvole
come onde di macigni,
sepolto,
soffoca il tramonto amaranto
d’un sole immobile.
Si fanno grigi anche gli occhi,
i nostri,
mentre muta
la bruma raccoglie spettri d’estate.
Canteranno i gufi nel buio,
ma nella sabbia ruvida della notte
anche l’ultima stella
ansimerà
nel tempo d’un respiro spento.

 

GRS

Il profumo dell’erba

Ricordi
il profumo dolceamaro dell’erba
nel verde dei suoi giorni puliti,
quando ti vesti di sorrisi
per accogliere lacrime storte –
pellegrine di mondi
costruiti su travi di memorie lontane
dove notturni rondò suonano ininterrotti
e la voce si fa segreto d’ombre.

Sarai il bianco candore
su tele di rose nere,
mentre petali si fanno pietra –
indecisi al sorgere del sole.

 

GRS

23

Ombre di stelle –

risplendono ciliegi

lungo il sentiero.

 

GRS

22

Canone rosso –

aceri riportano

tinte d’autunno.

 

GRS

19

Petali audaci

di gerbere dipinte –

vesti d’estate.

 

GRS

Dissonanze

Dissonanze –
senza senso parole
su schermi piatti,
lontano dal coraggio degli occhi
che vivono voci
inasprite dal vento.
Voglio

sentire quel dolore una volta ancora, sapere che davvero sarebbe bastato un soffio e quell’ultimo petalo sarebbe rimasto. Basterebbe quel vento se in direzione contraria soffiasse. Basterebbe. Diceva qualcuno diceva qualcosa, ma solo la tua voce canta nel sole.

Corone di rose
sul mio capo chino,
davanti alla pietosa porta
– aperta richiusa socchiusa?-
un occhio nell’ombra e le mani
nell’alba di nuvole.
E il cuore
in un drappo d’argento sottile,
legato da fili di ragno
intessuti di seta e di brina,
riposto.

 

GRS

Ricordi di Rose

Ancora il tempo
delle risate,
verrà forse con l’Inverno –
ma sarà Neve ad annebbiare i suoni,
non è nostro
lo scorrere di un tempo
celato al tuo mondo
che mi schiva e mi sotterra.


(E mi ha nascosta,
nell’angolo ultimo
dove nessuna mano giunge casuale).


Velleità d’infinito
spengono i fuochi della ragione,
quando pare accesa la scintilla
di scarne parole regalate.
E fuggono gli attimi
attraverso porte scricchiolanti,
loro che conoscono
il muto valore delle attese…
o la voce rotta degli addii.
Amerò il profumo
del tuo sordo pianoforte,
anche quando di quella rosa
vivranno nude solo le spine.

 

GRS

Terra Matrigna

Il deserto nella mente,
pensieri attutiti dal vuoto.
Dove restano i vigneti,
a pulire la monotonia delle voci,
sorgono tramonti
si spengono albe
nelle buie fosse comuni
di una terra madre
(matrigna)
di artefatto orgoglio.
Dove restano i colli,
a spezzare paesaggi morti
in abbuffate di carsica roccia,
si elevano
si allontanano
musiche IDEE parole
da carteggi spenti e teatri vuoti.


Spoglia la terra
dimentica di vita
– matrigna d’ombre.

 

GRS

13

Nidi fra i rami –

nudo albicocco spoglio,

vuoto di voci.

 

GRS