Metallo e Cotone

Scrigni di polvere e rose scarlatte
custodiscono
le trame sfilacciate d’un ordito
come docile armatura
intessuta di metallo e cotone.
Attraverso le fiamme d’Isonzo
confini di vuoto,
baluginare di feste e lampioni
d’un regno di stordimento –
inverso d’un canone sciocco,
di archi e voci
violentate dal gelo d’inverno.
Sotto le maschere della notte,
nei colori disciolti di occhi eleganti
si staglia l’alba –
accoglimi nel giorno,
giocoliere e giullare d’una corte
che vive d’un ormai secco giardino.
Di stoffe laveremo il tempo,
fra stanze bianche di finestre socchiuse
dove solo orchestre d’ombre
in un morbido adagio
porteranno fioritura
a fragili vasi seminati d’attese.

 

GRS

Ricordi di Rose

Ancora il tempo
delle risate,
verrà forse con l’Inverno –
ma sarà Neve ad annebbiare i suoni,
non è nostro
lo scorrere di un tempo
celato al tuo mondo
che mi schiva e mi sotterra.


(E mi ha nascosta,
nell’angolo ultimo
dove nessuna mano giunge casuale).


Velleità d’infinito
spengono i fuochi della ragione,
quando pare accesa la scintilla
di scarne parole regalate.
E fuggono gli attimi
attraverso porte scricchiolanti,
loro che conoscono
il muto valore delle attese…
o la voce rotta degli addii.
Amerò il profumo
del tuo sordo pianoforte,
anche quando di quella rosa
vivranno nude solo le spine.

 

GRS

Sere dormienti

Mi sussurri di pace
nella morbida penombra
di sere dormienti,
tu che di nuovo ti adorni
e di ingenua dolcezza respiri.
E resta l’antico fra i passi d’autunno,
intriso di memoria
il suono d’argento di musiche
deposte nella fortezza della mente.
Dove,
(nel tempo dei ritorni)
maturino e rinascano
mondi e risposte,
al mio giorno non è dato sapere.

 

GRS

Inquietudine

Ciocche di capelli,
d’altre nascoste nudità.
Nell’inquietudine
sibilano violini,
di teatri architravi pizzicate
in visioni di domani –
dove sei altrove,
e nell’apparire ricordi passione.
Rubarti un bacio
per disperdermi in sogni
che sono l’incubo perenne
di silenziose orchestre.
Concerto in ombre minori,
pianoforte solo.

 

GRS

Eppur cade la neve

Di sole nuovo
s’affinano e s’adornano sentieri.
Eppur cade la neve,
perpetua,
sulle mensole adombrate di polvere
in dimore abbandonate,
di corpi e di animi distanti.
Parli di parole
e ti muovi nei suoni,
sugli arpeggi che muti
hai filato come trame di diamante
attorno alla mia voce,
cuciture come schizzi di nuvole –
ho provato a districarle,
ho provato a spezzarle
e strapparle e tagliarle,
annullarle.
Eppur cade la neve,
ed esse restano…
ed io sciocca
in fondo al vortice le trattengo.

 

GRS

Illusioni

E lo trovarono nella notte,
arso sotto le fiamme di stelle crudeli –
è il tuo corpo riverso nell’azzurro
e perso in litigi d’amore e d’odio
agli angoli della memoria…
Ancora lottano le tue mani
con il nudo avorio d’un sogno
che lentamente s’avvicina –
come una storta illusione
si accoccola sul divano e muta osserva
lo scorrere dei giorni e delle dita.

 

GRS