Calendario

17.
Domani 18.

Sai,
il mio calendario è
sulle gambe,
nelle mani tagliate dai silenzi
dove i giorni
sono piccoli indiani stanchi
appesi
al soffitto delle tue geografie –
segno sulla schiena
l’andare

venire
      tornare
             partire

non ho nostalgia di una parola mancata,
ma di quel restare lieve
che fa
di due
lo stupore di un palloncino sfuggito alla terra.

[GRS]

Materia

Ho raccolto
la terra che sono,
l’ho inscatolata,
pressata in cartoni
umidi di fondi –
dal mio lato della notte
vedo la scadenza dei lampioni,
consumati
a regger l’azzurro anche quando si fa nero.

Così oggi ancora
so
di esser materia pesante –
come la poiana è per il volo,
io sono di gravità
radice
abbracciata al cielo.

[GRS]

Burja

A sorsi
godo delle nuvole –
ti ho nel vento
d’increspatura sottile,
non mi fido delle spalle
quando
(a sostare dopo gli atti)
denudano tracce
e rigurgitano sale,
ma qui
la schiena storta è la mia
che si scioglie di notte
mentre bora ride alla finestra
nel breviario del bianco.

Ad ascoltare quel corpo
avresti il filo d’ogni lacerazione,
a che mi serve esser di terra
quando testardo
il cuore impazzisce per il cielo?

[GRS]

La Bora [Burja in sloveno] è un vento catabatico, cioè di caduta e compressione adiabatica, di provenienza nord/nord-orientale, che soffia con particolare intensità specialmente verso l’Alto e Medio Adriatico.
La bora non si orienta in un’unica direzione ma fluttua intorno ad una direzione media che è tipica per ogni località. La sua caratteristica è di essere un vento “discontinuo”, ovvero di manifestarsi con raffiche più forti, intervallate dalle raffiche meno intense.

Bare.

Cammino scalza
dove altri hanno ormeggiato –
mi hai detto che ruvida è la pianta,
non si può danzare da spenti
ma la terra non chiede morbidezze
quando il viaggio è nella gola
e arrivare
è solo un punto a pennarello
su orizzonti mobili.

Noi
che eravamo di nuvola ieri,
contiamo la sabbia
come i bambini le margherite –
forse il cielo sa di sbagliare
quando si apre ad accoglier la neve
ma il gelo
(oggi)
è il silenzio che si fa forma sottile…
per noi
che sulle geometrie
siamo nudi
a passo di volo.

[GRS]

Titolo da leggersi in inglese.

Danze di Notte

Ho chiesto alla notte
dove
sia nascosto il tuo nome,
le mani d’ombra di un ramo
alla messa d’inverno
raccontano gli spazi fra volo e caduta –
sola, la voce a sillabare silenzi
in quest’urna di piume…
io
(che del nido ho la dimensione del buio)
come posso sapere
il più bianco canto d’allodola?

E tu
(spettro del tuo stesso stare)
dimmi quella nota diffusa,
lieve a tessere l’aria
quando il porto è la terra –
dammi la misura,
e la meccanica
dei corpi all’epifania del piacere,

nel nostro sfiorare la sera
di calici e trapezi,
c’è il tempo di un uomo
o il tepore di donna –
il dado sfacciato
dell’equilibrio che danza sul cuore.

[GRS]

timelapse

Quella bambina
soprammobile –

oggi
ti ho sentita dentro all’andare dell’alba,
nel giocare del sonno
che va verso il giorno
ho dato al vuoto le spalle
e il tuo canto bianco ha chiamato la veglia.

Forma di cera,
ho ricordato le dita
miagolare al buio
per chiedere una stella –
questa torre di sassi
è la sera
che macina i sogni,
al mostrarsi del Sole
scolorano
draghi e principi azzurri
e piene le mani
sciamano cieli – di nuovo.

[GRS]

Sul comodino a sinistra

Un pezzo di cuore
ho lasciato
sul comodino a sinistra –
l’unico,
coperto di giorni.

L’ho cercato al mattino –
avevo in tasca
le mani fredde del vento,
ha riso la notte
trovandomi china ai suoi angoli.

Ho chiesto
a uno spigolo d’alba
di farsi Sole,
mi ha dato variabili
e mappature celesti,
direzioni
alla tua soglia di terra.

L’ho trovato alla sera,
accucciato
fra il braccio e un cuscino –
l’ho ripreso,
il mio pezzo di cuore,
sostava
fra il profumo del cielo
e l’odore del mosto…
solo per uscire

e lasciarne indietro
un pezzo più grande.

 

[GRS]

Una scatola per il tramonto

C’era il cielo
e il riflesso di una foglia –

ho provato a coglierlo,
ho preso una scatola per il tramonto,
grande abbastanza
per tutte le nuvole
e per gli ultimi girasoli
appesi all’orizzonte –

forse
resta anche spazio per i silenzi,
i miei
colorati di rosso –
le guance come le bambine.

Una scatola di cartone
e il cielo dentro,
come se fossimo ancora ieri –
per mandartela,
perché a sciogliere il nastro
ti regali la notte.

[GRS]