Bozze di una domenica sera.

Le immagini,
ci sono le immagini
che non riesco a prendere –
una bambina sul marciapiede
un bambino nel mio letto,
la porta rossa
i suoi occhi neri bidimensionali

senza l’ago da imbastitura
scivolano
sotto il cuscino gli orli dell’eyeliner
e

(cacofonie)
le surfinie sul davanzale
il lampione a spegnersi dietro il piano
“la felicità non è tuo diritto”
non mi fido di te

Il gatto di guardia
allo sciabordio del fiume
cede alla televisione che crolla l’io –
cede a te che sverni la pelle,
solo qui respirare sa di aria
e le nuvole sono giochi di bianchezze.
In questa conchiglia,
il sonno
si lascia –
mi lascia andare.

[GRS]

Gratiarum Actio

Ecco,
oggi ti ringrazio.
Ti ringrazio
per il piatto non mangiato
per il vino non bevuto,
i brindisi col fioretto nell’armadio.
Ti ringrazio per le attese,
quelle lunghe della festa –
grazie a mente piena,
grazie tante a pelle gonfia.

Ti ringrazio per il tempo sola,
per la voce che mi basta
e per gli odori della notte.
Grazie è d’abbraccio alle spalle,
grazie perché sta nel ventre –
ti ringrazio per la schiena che cova il sale,
per il petto che si apre
al sangue che macera.
Ti ringrazio per il profumo di camomilla
e lo zolfo che rimane,
il lenzuolo bagnato e l’asciugamano riposato.

Ti ringrazio per quel che sai,
ti ringrazio per il poco che so –
pazzi e poeti ballano da soli
e la mia misura del due
è un monologo a luci abbassate.

Ti ringrazio per il corpo,
per il collo e le sue impronte –
ti ringrazio per i sogni che mi hai detto
e più per quelli che hai taciuto,
grazie per la terra
(che mi sia amante)
grazie per le nuvole
(che mi sanno amare)

ti ringrazio a mani aperte
ad accogliere ogni piega –
c’è violenza nel silenzio
quando il nudo è bozzolo d’aracne
perché i ragni
(già lo sai)
non diventano farfalle
ma la seta l’hanno sempre in bocca.

[GRS]

Rumore // Generazione

Non fare rumore.
Parla a voce bassa
che la terra ti senta,
respira
sospira
conta i secondi
i NO ripetuti
i paletti spostati.

Sei figlio di giorni
che contano tempi affossati,
bandiere scolorite
magliette slavate –
porti la barba del padre
e il profumo di tua madre,
parli di donne bambine
e ragazze quarantenni
laccate di glitter e birre da quattro soldi.

Non fare rumore.
Imbratta il disagio oltre il muro,
dita atrofizzate di vetro e parole –
vite sconnesse,
riunioni di idee
senza volti senza mani,
non hai corpo
(non hai voce)
dove il vento
ha il rimbombo del vostro silenzio.

Diteggi la storia –
che passi in un’onda di fili
dispersi da pollici alzati,
e la musica muta,
e la festa nel sangue
e la laurea di cartongesso
affissa in un angolo del purgatorio.

Non fare rumore.
Hai la corda tesa
e il maestro e il seguace,
la fiaba dimenticata
di una meta oltre gli altri
che parlano
e parlano ancora.

E tu non fare rumore.
E metti le cuffie.
Non fare rumore.

 

[GRS]

Caffè

L’ansia
dei vecchi che a occhi sbarrati
frugano l’attimo
d’un caffè bollente,
la fretta del tempo
che sfuma oltre il vetro –
e il giovane appoggia
sforzando un saluto
l’ennesimo deserto secondo
sul tavolino d’un bar.

 

[GRS]

 

Giocando…
…ogni giorno, dell’ansia della gente che dimentica i sapori e ingoia i profumi, si congela in istanti nel terrore di viverli… e con pupille spente giudica il cielo ignorandone i colori.

Dissonanze

Dissonanze –
senza senso parole
su schermi piatti,
lontano dal coraggio degli occhi
che vivono voci
inasprite dal vento.
Voglio

sentire quel dolore una volta ancora, sapere che davvero sarebbe bastato un soffio e quell’ultimo petalo sarebbe rimasto. Basterebbe quel vento se in direzione contraria soffiasse. Basterebbe. Diceva qualcuno diceva qualcosa, ma solo la tua voce canta nel sole.

Corone di rose
sul mio capo chino,
davanti alla pietosa porta
– aperta richiusa socchiusa?-
un occhio nell’ombra e le mani
nell’alba di nuvole.
E il cuore
in un drappo d’argento sottile,
legato da fili di ragno
intessuti di seta e di brina,
riposto.

 

GRS