Onde

Due anni e un giorno
e schegge di secondi
sul banco della notte,
il quadrato delle tue parole
si spiaggia in castelli di rabbia –
hai chiesto al mare
un tempo e un sogno,
ma le onde vanno e non sanno tornare
e il rame s’è fatto bianca spuma

nel parcogiochi di conchiglie
aspettiamo l’ultimo taglio,
quando l’allodola chiamerà l’alba
avremo dimenticato il sangue
e forse
rideremo nei disegni dell’acqua.

[GRS]

Imprescindibile

Oggi che c’eri era la pace.
Era il flusso sereno di istanti che portano l’infinito racchiuso in ogni dettaglio; ridendo penserò ad ogni caffè che si fredda e alla strada che scorre, al nero metallico e al bianco che avanza e sorride e non cambia. Conteranno i giorni nel mutar delle cose, e nel colore dei versi che si dondola alle braccia sottili saranno sfumature di un nome.

[Ancora.]

Oggi che c’eri era il fremito.
Era quel sussurro che cattura la pelle, quel ritmo che accelera il diaframma e poi lascia sospesi – la scia che traghetta ogni nota al mio scrivere, nel fare del tempo l’ombra di un diamante… qulel’armonia che sciacqua l’inutile in un silenzio che non pesa, nell’assenza che resta ed è imprescindibile presenza.

Non ho poesia a cornice di te, solo un corpo che non dimentica e il sapore di un pensiero che fermo rimane.

Vorrei.
Vorrei.

Memento

Ebete pacata,
questa Luna
smezzata dalla notte –
squadra un mantra
di sogni spersi,
selvatici germogli
e bruscandoli
raccolti in ghirlande
in un concavo dire di rovi.

Corone contadine
sul palmo della mente,
palcoscenico aperto
per assolo a dita nude –
e il rumore del Sole
liquido si eclissa
nel corpo d’un pianoforte.

[GRS]