(Ri)percorsi.

Voli pindarici per vertigini da terra.

Ho ripreso in mano la penna da un paio d’anni (il perchè e il percome sono molto romantici e malinconici, quindi li risparmierò ai più), ed è esattamente da quando ho lasciato libere le parole che questa frase mi ronza nel cervello.
Ne ho fatto il mio motto: è diventata l’intestazione del blog, la frase di stato che uso su whatsapp, il retro dei miei biglietti da visita… un giorno mi è entrata in testa, sottile, e non se n’è più andata.

Ho la netta sensazione che in questo verso ci sia tutta me stessa, eppure… ad oggi, non so cosa cazzo voglia dire.
Proprio non lo riesco a decifrare.

La scrittura a volte precede il nostro pensiero, così sarà che un giorno – più o meno lontano – mi ritroverò con queste parole ancora fra le mani e, improvvisamente, il loro significato mi sarà chiaro.
Nel frattempo, anche oggi che il blog ha subito una rivisitazione grafica, sono l’unica cosa di “ieri” che porto avanti a “domani”.

In questi mesi Mommy to Go! si è trasformato: è cresciuto, per far spazio ad altro… ed è per questo che negli ultimi giorni ho deciso di fare qualche cambiamento netto, a partire dal nome.
Il blog ha mantenuto i suoi colori tenui e l’amore per il b/n ma ha preso un indirizzo più deciso in ogni senso: è cambiata la URL, che diventa gaiarossellasain.comnuovi progetti stanno prendendo forma ed è giusto dar loro spazio e una base univoca di partenza e raccolta.
Spero di non perdere con questo nessuno di voi: i potenti mezzi della tecnologia moderna dovrebbero mantenere i link intatti.

Insomma, per farla breve: oggi inauguriamo non tanto una nuova veste grafica per il vecchio Mommy to Go!, ma la pagina personale di Gaia Rossella Sain.
Buona lettura!

Dresscode: soft tones.

Iniziamo il 2015 con una pennellata d’artista all’aspetto del blog: passiamo da una veste moderna e pulita ad una altrettanto lineare, ma con un aspetto leggermente più classico e retrò.
Questa ritoccatina estetica nasce dall’incontro con questa foto, scattata dalla poetessa e fotografa Cristina Finotto:

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Me ne sono innamorata a prima vista, complice un po’ l’omonimia con questa solitaria e malinconica barca senza remi e la poesia che i suoi eterei chiaroscuri trasmettono.

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Grazie mille a Cristina, quindi, per avermene concesso l’uso.
Per leggere le liriche di Cristina Finotto: Barche di Carta.
Per godere delle sue fotografie: Memorie dal Po.

Buona Fine e buon Principio!

La Scrittura, ecco chi non ti tradisce mai.
Ti conosce meglio di chiunque altro, non puoi assolutamente cercare di ingannarla: lei sa ora ciò che tu saprai forse domani o, molto più probabilmente, non saprai mai davvero – come il migliore degli psichiatri, le sue mani sondano il profondo dell’animo di chi ne fa uso; una droga senza rischi, senza costi, senza pessimi risvolti.
Un po’ come il cioccolato, ma senza la contropartita di ciccia e brufoli. 

La Scrittura c’è, sempre.
Quando la desideri ardentemente a volte si lascia fuggire, come un’amante dispettosa, ma è sempre in un angolo dei tuoi giorni a far sentire il suo valore.
Precorre e anticipa i tuoi passi, tasta il terreno come fanno i migliori segugi d’alta razza… compagna fedele, è l’olio nei meccanismi del cervello e, come ogni forma d’arte eccelsa, spesso è il miglior orgasmo che il pensiero possa sperimentare.

La Scrittura è una piccola immensa magia sublime: crea porte, portoni e strade fra i mondi, un binario ad alta velocità che accorcia le distanze fra le persone e la proiezione dei loro sogni.

Nella tua veste di tastiera, penna, touchpad, matita, gessetto… cara amica, cara compagna di Istanti con la lettera maiuscola: a te va il mio più sentito ringraziamento per l’anno appena trascorso.
Ti prometto, con una certa sincerità d’intenti, che allo scoccare della mezzanotte non mi costruirò sogni di cartapesta né palazzi di fragile vetro popolati da inesistenti principi azzurri e nobili destrieri.

Grazie mille per chi mi hai portato, per ciò che ho scoperto e per quel che ancora mi nascondi… – il fioretto per un 2015 di carta, penna e sorrisi: cara Scrittura, non vivrò in castelli di sabbia ma solo di passi incollati al terreno.

Dimenticanza

Dimenticare non è affar mio.
Tempo al tempo diceva qualcuno, sicuramente a ragion veduta: gli spazi del Tempo sono pieni di cunicoli, angolini nascosti, cavilli della memoria e curve dei ricordi.
E c’è tutto lo spazio per perdonare, per masticare e rimasticare mancanze e parole passate, per sgranare una dopo l’altra le decine e decine di perle arrugginite – in fila come la catenella di un infinito rosario laico, intriso di malinconia…
…ma dimenticare no, quello non è affar mio.

Proprio non ne sono capace, perché se puoi dimenticare qualcosa ch’è stato non vorrà forse dire che non è stato abbastanza? Abbastanza grande, abbastanza forte, abbastanza vero, abbastanza intenso… anche abbastanza doloroso o triste, in fondo perché no, ma comunque “abbastanza”.

La dimenticanza è quella sottile linea che incede sugli eventi come una coperta consolatoria, una gomma magica che cancella ciò che è stato lasciandoci a penzoloni su memorie fittizie… che poi lentamente si sfaldano, abbandonandoci pian piano, come se non fossero mai esistite.
La dimenticanza affoga il rispetto di ciò che è passato.
La dimenticanza ci insegna a non imparare, si erge davanti agli errori a braccia conserte bloccando sguardi e parole. Assorbe le lacrime come una spugnetta e poi le appallottola e le getta via.

Per questo dimenticare non mi appartiene, io non appallottolo per gettare via.
Conservo i carteggi del tempo in una scatola di legno ricamato da attese, con la cura che ogni Storia merita… – nel conto delle strade passate, a volte li sfoglio e sorrido delle sciocchezze di ieri soppesando gli istanti di oggi.

Oltre le attese, al di fuori della dimenticanza.
Ad ogni parola su quei fogli ingialliti, su ogni nota d’un passato pentagramma scritto da mille mani sotto mille profumi… si aprono i passi di domani.

22 novembre: (finally) on the road for Poetry.

Resoconto (ritardatario) di una piccola grande avventura alla ricerca di una strada verso la Poesia, dove si affronta il Grande Mostro Cattivo dell’Editoria ma si scopre una Magnifica Amicizia e si incontra il Mitico Fatino Madrino.

Io odio guidare. Dalla prima volta che sono salita in macchina per fare scuola guida, e poi ogni volta seguente, ho sempre odiato guidare.
Amo viaggiare, beninteso: posso fare anche l’Europa intera da capo a piedi on the road senza battere ciglio, ma… non stando al volante. Perfino i miei 25+25km quotidiani per andare a lavoro sono una sofferenza immane.

Però negli anni, riguardando indietro a tante occasioni, ci sono stati molti momenti che si sono persi in quel pentolone di “sarei potuta andare” o “avrei potuto fare”, se solo avessi avuto voglia (e palle) di prendere l’auto e farmi quei tot di km che mi separavano dalla meta.

Il 22 Novembre, presso la Biblioteca di Settimo Milanese (398km da Gorizia, punto di partenza di questa avventura), si teneva un Workshop sull’Editoria assai interessante sotto la guida del poeta, scrittore, curatore editoriale Fabrizio Corselli.
E stavolta mi son detta: <<Gaia va££anculo, prendi la macchina e vai!>>.
Piccole Gaie crescono, direbbe qualcuno. Io dirò, piccole Gaie decidono che non è più il tempo per le paranoie e per le ansie… ma questa parentesi non ci interessa, quindi proseguiamo.

IMG_5036Per questa missione ho assoldato un Magnifico Amico per farmi da navigatore satellitare umano (il mio senso dell’orientamento è imbarazzante, lo ammetto, mi perdo nel mio mondo interiore figuriamoci in quello esterno…) e per riempire il terribile vuoto causato da un’autoradio non funzionante.
Quindi, dicevamo: ore 8.00, sotto l’auspicio positivo di un’alba serena, si parte da casa!

Il viaggio in autostrada è un po’ come il Viaggio Infinito del Principe Irlandese, solo che in questo caso la Principessa è friulana (anche se di rossa chioma) e la cavalcatura è una modesta Nissan Micra d’altri tempi.
Fortuna nostra vuole che il cielo sia pulitissimo, nessuna traccia di pioggia nè tantomeno di traffico… quindi, senza grosse difficoltà e senza causare incidente alcuno, i Nostri Eroi arrivano sani e salvi (pur se con il culo un po’ appiattito e tendenzialmente quadrato) a Settimo Milanese.
Drammatico, per una Principessa dei Borghi Rurali, scontrarsi con il grigio manto d’aria pesante che soffoca il cielo milanese… ma anche questa è un’altra storia.

E così incontriamo Fabrizio Corselli! Ebbene si, il Mitico Fatino Madrino è lui: cordiale e solare, di una disponibilità e gentilezza disarmanti, ma di una professionalità impeccabile.
Baci e abbracci, e in fondo sono sempre un po’ così gli incontri dal vivo quando seguono incontri e/o amicizie nate virtualmente: portano quella sensazione di “Finalmente!” e di “Eppur è come se ci si conoscesse da una vita!”.

Bando alle ciance comunque: si parte! Con un filino di ritardo nell’attesa di tutti, verso le 14.30 inizia un Workshop che si conferma assai interessante, pur se di natura puramente introduttiva verso il mondo delle prime pubblicazioni editoriali.

Il confronto con le motivazioni e le aspirazioni di altri wanna-be-a-writer è sempre curioso: chi vorrebbe pubblicare per se stesso, chi vorrebbe farlo come omaggio a qualcuno di caro, chi per il valore che sente nella propria opera… ti porta a macinare, a masticare un po’ di idee, a pensare al perchè in effetti lo vuoi fare.
Perchè diamine vorrei pubblicare prima o poi una silloge?
Chissà. Certamente perchè ho rispetto del mio lavoro, quanto basta per ritenerlo valido e meritevole d’esser letto, ma non troppo da ritenerlo intoccabile e quindi sempre con una predisposizione alla crescita. Il confronto con l’Editoria professionale è, in questo senso, una grande opportunità di crescita.

Le linee guida di Fabrizio sono chiare, precise, adatte ad ognuno di noi: c’è chi vorrebbe dare alla luce un romanzo, chi una silloge, chi una fiaba illustrata… ognuno avrà il suo percorso da seguire, simile eppur diverso.
Con grande professionalità, Corselli consiglia ogni aspirante scrittore alla strada più consona al suo percorso artistico, con i migliori auguri e le più grandi speranze.

Il Workshop ha toccato molti temi, step by step dall’inizio alla fine del percorso che porterà il progetto che abbiamo in mano a diventare un Manoscritto da inviare alle CE: dalle fasi di un buon editing alla scelta della CE più adatta a noi, dalle note fondamentali di un contratto ad un interessante excursus sui diversi tipi di editori che potremmo trovarci di fronte (a pagamento o free, o quella dubbia fascia che sta nel mezzo nota come doppio binario), passando anche per i POD (le “stamperie” print-on-demand) e gli ebook
Insomma un bel viaggio in un mondo contorto e complesso, tanto quanto la Foresta Incantata con le sue ombre e le mille insidie di ogni piccola grande avventura.

IMG_5040Terminato questo colloquio di gruppo, con tanto di diploma di partecipazione, purtroppo è ora di partire.
Ormai sono già le 18, la strada con il buio si fa mentalmente più lunga e stancante… quindi baci e abbracci, di nuovo, anche a chi è passato a trovarci per dare il proprio contributo e il proprio consiglio a chi di strada da fare ne ha ancora tanta.
On the road again!

Strada pulita, le luci e i fanali distraggono gli occhi stanchi ma le chiacchiere nel relax e nella soddisfazione di una gran bella giornata sono un bene prezioso.
Il nostro Ronzinante prosegue veloce, inaspettatamente veloce oserei dire, e la Selva Oscura è illuminata da tanti viaggiatori come noi… e così passo dopo passo, risata dopo risata e canzone dopo canzone, si ritorna in quel di Gorizia.

E cosa ci è rimasto di tutto ciò?
La bellissima sensazione che, anche se una buona parte di realtà editoriale è probabilmente un Grande Mostro Cattivo pronto a spillare soldi a destra e a sinistra, ci sono persone magnifiche pronte a tendere la mano a chi ne ha bisogno: per dispensare consigli, per far sentire la propria voce, per guidare sul binario più giusto e più diretto. Per aiutarci a migliorare, e ad arrivare a quell’editore che sente il suo lavoro come una passione e una professione e non come nuda chiave d’introiti.
Fabrizio è una di queste persone, così come altre che ho incontrato in questo percorso.
Ci è rimasta la grinta, la decisione, la voglia di andare avanti. La voglia di scrivere, di leggere, di scoprire, di creare, di mostrarsi e inventarsi e sfidarsi per fare sempre un passo avanti.

Quindi in bocca al lupo a tutti voi e a tutti noi, a tutti quelli con il loro sogno nel cassetto: abbiate la voglia e le palle per aprirlo, il cassetto, e mettete alla prova il vostro sogno!

E se il destino non è un caso, lo dice anche la Coca-Cola che casualmente quel giorno ho pescato dal frigo:

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Un Mojito al Dietor, per cortesia!

Con Dedica Speciale Inter Nos
(e anche un po’ InterVos a vos neppur tropp bass…)
a tutte le amiche e gli amici
baristi/camerieri/banconieri. 😉 

Chi lavora con il pubblico, chi lavora con le persone, lo sa: ci sono certe cose, e certi giorni, che cancelleresti a piè pari senza pensarci due volte.
Perchè le persone sono una cosa meravigliosa, ma la gente… mamma mia no, Dio ce ne guardi (ovvero “Diu n’us guardi!”, come si dice qui dalle mie parti…!).

Ho lavorato in bar, in ristoranti, in caffetterie, in american bar, in pizzerie, in catering, in ricevimenti, in sagre, in chioschi…. faccio caffè e spritz aperol da un tempo che ho dimenticato, porto piatti con tagliate e ravioli e fritti misti e toast da altrettanto tempo altrettanto dimenticato.
E ne ho sentite di tutti i colori. Perchè la Gente è assurda ma non sa di esserlo: spesso crede di essere divertente, o difficile nei gusti, o particolarmente esperta, o di essere “come a casa”… invece no, è solo disperatamente assurda.

Metto le mani avanti: sappiate che questo post NON ha un senso logico, è un joycianissimo flusso di coscienza (corredato da punteggiatura però) e un mosaico di liberi pensieri di una cameriera qualunque.
E adesso riabbasso le mani, ributtiamole in tastiera.

Si diceva, e chi fa il mio stesso lavoro (o un altro lavoro di pubblico) confermerà, che se ne sentono di tutti i colori… poi si arriva a quel punto in cui speri che le puttanate siano finite… e invece no! Ne senti sempre una nuova che le batte tutte!
Perchè la Gente è sempre più fuori dalla cognizione della propria vita.

Dal cappuccino tiepido decaffeinato con il cacao e senza schiuma chiesto alle undici e mezzo di sera in una tavolata di vodka&lemon, alla CocaCola Light con “per favore mi porti le patatine e se ce le ha anche le arachidi”, allo Spritz Aperol “analcolico senza ghiaccio senza arancia senza prosecco senza soda”, al tramezzino e mi tolga la lattuga sennò mi va in mezzo ai denti…

…il mio personal best è stato, me lo ricorderò a vita, un “Mojito con il Dietor per cortesia, che sono a dieta”.
E ce ne sono vagonate. Ma vagonate davvero.

E poi la cortesia.
Ma signori, la cortesia negli anni dove l’abbiamo lasciata?
Quando ho iniziato questo lavoro, anni addietro -e qualsiasi collega lo confermerà-, la Gente sapeva ancora sorridere. Sorrideva quando entrava e salutava, ringraziava, stava alle battute, stringeva amicizia con chi stava dietro il banco e portava il cuore con sè nel percorso della giornata.
Invece adesso no.
Adesso ci si sveglia al mattino con il telegiornale che parla di tristezze a random senza senso, fatte apposta per abbatterci e stenderci a tappeto con il morale sotto i sassi. E poi si beve il cappuccino con la brioche degustandolo come fosse cicuta e olio rancido, con il broncio, con le pretese, con il naso all’insù e i coglioni all’ingiù e la curva delle labbra tesa al pavimento.

Ricordiamoci di sorridere, Gente!
Le rogne le abbiamo tutti, ma il grazie alla cameriera è dovuto e non è un optional. Prendiamoci un secondo per berla in serenità la birretta o lo spritz… sorridete del sole, sorridete della pioggia perchè domani farà fiorire il vostro balcone, sorridete con gli amici e ancor più sorridete con gli sconosciuti…

Un sorriso è gratis, sempre… apre mille porte, libera la mente, fa bene a voi e a noi.
Ricordiamoci di sorridere!

Salve! Le interesserebbe per caso…?

Ore 11.34, suona il cellulare. Numero privato.
Oddio chi è, pensi subito… sarà successo qualcosa. Magari hai dimenticato di pagare una bolletta o una multa. Oppure è pubblicità. Oppure… mah dai,  che faccio? Rispondo, tanto non sto facendo nulla.

Mi saluta una voce di donna, impostata, ottima dizione ma terribilmente teatrale e con un retrogusto elettronico a tratti fastidioso.
P: Salve! Parlo con la signora Gaia Rossella Sain? La chiamo per conto della casa editrice Pagine. Vede, siamo rimasti tutti piacevolmente stupiti dal suo testo Sapore di Fumo, che ha inviato per la partecipazione al concorso Poeti e Poesia… ha trasmesso grandi emozioni a tutti noi, volevamo davvero farle i complimenti. Lei scrive da molto?

Da parte mia risposte di rito a una miriade di altri complimenti: grazie mille, che piacere, si si, no no… però qui c’è qualcosa che mi par strano, e poi… mamma mia che vocina penetrante ha questa segretaria!
Mentre la ragazza continua a parlare dell’emozione insita nella poesia, del valore delle parole, e altre questioni di filosofia spicciola, faccio mente locale per ricordare quale sia il concorso al quale ho inviato il testo in questione.
Ed è questo: Viaggi di Versi IV Edizione.
Un occhio alla grafica e ai contenuti della pagina – e del resto del sito – e già capisci molte cose… però dici anche: la partecipazione è gratuita, dai proviamo! Tanto non ci perdi nulla, niente canonici 15/20 euro di iscrizione… così in quei cinque minuti in un buco fra mille impegni, invii un testo a random fra i tanti che custodisci nel cassetto.

Nel frattempo la signorina continua.
P: Ecco signora, la nostra casa editrice ha selezionato alcuni fra i testi più meritevoli fra quelli che ci sono pervenuti in redazione per la creazione di una nuova collana, dedicata alla poesia contemporanea, che inaugureremo a breve in un doppio formato, cartaceo ed elettronico. La sua poesia è di grande impatto, noi vorremmo quindi sapere se fosse interessata a far parte del nostro progetto.
[Molti molti dubbi in testa. Ma proviamo a sentire cos’ha da dire. Dico che “Si certamente, mi farebbe molto piacere!”… e così la voce alla cornetta parte in quarta, massima potenza d’elenco!]
P: Bene signora, la collana – dal titolo Riflessi – verrà pubblicata in formato cartaceo e distribuita direttamente nelle più grandi fiere nazionali del libro e della poesia, in modo da garantirne la massima visibilità; il formato ebook invece sarà per sempre disponibile su Amazon e le garantirà un introito in denaro per ogni copia venduta. La collana presenterà sette poesie per ogni autore, a libera scelta dello stesso, per un totale di tredici autori in ogni volume. Inoltre, la nostra casa editrice propone un pacchetto completo [giuro, ha usato proprio questa espressione, come un centro massaggi!] che include anche la trasmissione delle opere, recitate da autori professionisti, sul nostro canale tv, nonchè la realizzazione di un audiolibro, di una pagina web e di un video contenente i testi recitati. Tutto questo le garantisce insomma una grande visibilità, è davvero un’occasione da non perdere!

Attimo di silenzio da parte di mia.
Sto ancora pensando al “pacchetto completo” e alla lista di proposte subito seguenti: vorrei chiederle se per caso hanno anche i pomodori in sconto perchè dovrei far la salsa… ah ma no, stavamo parlando di Poesia, non di Frutta e Verdura.
IO: Tutto questo è molto interessante, certamente. Ma…
P: …signora ci pensi bene, la sua poesia è di grande valore e andrebbe valorizzata: ogni poesia non letta è una poesia non scritta, dico sempre ai nostri collaboratori, e questa è davvero una grandissima occasione, le darà grande visibilità nazionale al modico costo di 249,90€!
IO: Ecco, stavo giusto per chiederlo. Al momento non posso permettermi uscite economiche, quindi…
P: Signora guardi, i nostri costi sono inferiori a quelli di qualunque altro esponente della concorrenza… e se il problema è solo quello, possiamo venirle incontro: solitamente chiediamo il pagamento immediato, ma posso farlo tramite corriere  in contrassegno. Se mi da conferma oggi, il corriere passerebbe fra cinque giorni.
IO: Scusi, non posso avere informazioni dettagliate con tutte le clausole, magari me le invia tramite mail e poi vi contatto?
P: No signora mi dispiace, deve rispondermi ora perchè la mail per noi ha valore legale… la inviamo solo a chi ci conferma l’adesione al progetto.
IO: Allora no grazie, mi dispiace ma no.
P: Va bene signora, in bocca al lupo per il  concorso.
Sbam! Tuuu tuuu tuuu.
Dopo ore di grandi parole d’amore, un rifiuto e mi sbatte la cornetta in faccia… è proprio vero, non ci sono più le relazioni di una volta, e poi… la donna e la poesia sono insieme grande delizia e grande dannazione! 😉

Scarpe, scarpe e… scarpe!?

Ballerine vari colori.

C’è qualcosa di spaventosamente intrigante nelle scarpe. Per tutti.
Donne in primis ovviamente, per le quali di solito l’attrazione va di pari passo con l’altezza dei tacchi della scarpa in questione.
Ma anche per i cani. E i bambini. Anche per i ragni e molte altre varietà di insetti, temo.

Oggi Lex, come ogni giorno, ha voluto gattonare in giro per il salotto (e per la cucina, e il bagno, e il garage, e via…). Ogni tentativo di farlo rimanere su superfici morbide ormai risulta sempre più vano, soprattutto ora che l’afa avanza e il fresco delle piastrelle diventa un richiamo irresistibile.
La routine è la seguente: provi a sederti sul divano per guardare un TG con il pupattolo in braccio, il quale dimenandosi come un ossesso lascia intendere la sua voglia di buttarsi sul tappeto in missione esplorativa. Ovviamente il tappeto è solo la prima frontiera della sua missione… una volta elusi tutti i suoi giocattoli e dopo aver scavalcato le barriere di cuscini che separano la safe zone dal resto del salotto, lui punta… alle scarpe!
Ecco la grande ossessione di Lex: scarpe e ciabatte di tutti i tipi. Non sono solo i miei infradito azzurri fluo ad attirarlo, ma anche i più tristi zoccoletti neri della nonna o le pantofole blu scuro del nonno. Per non parlare poi delle sue scarpine e dei suoi sandaletti di Mickey Mouse, coloratissimi e leggerissimi, che cinque minuti dopo essere stati indossati sono già da togliere perchè sbavucchiati fino al tallone – calze comprese.

Lex le scarpe le mordicchia, le batte sbatte e ribatte sul pavimento, le sbavazza, le trascina in giro nel suo percorso casalingo lasciando una scia umidiccia simile a quella delle lumache. Immagini poetiche, è vero.
Le scarpe di mamma e degli adulti in generale danno una certa soddisfazione… sono più grandi, il rapporto MxS (dove M sta per Morsi e S per Superficie) è decisamente migliore rispetto alle sue, attualmente numero 19.

Scarpine da neonato. Immagine da ricerca libera.

Poi ci sono le scarpine da bambino.
Ogni mamma avrà avuto cassetti pieni di scarpe mignon, ancora imbustate nelle confezioni originali perché del tutto inutili fino almeno ai 6 mesi circa. Quando è nato Lex in molti mi hanno regalato scarpette, ed io mi sono sempre chiesta: ma perchè? Capisco chi figli non ne ha mai avuti, ma una mamma sa benissimo che le tutine della primissima infanzia sono complete di calzini, sopra i quali indossare anche delle scarpe sarebbe ridicolo… oltre che scomodo! Oltretutto un bimbo che non cammina, delle scarpe che se ne fa?

Ci sono donne che amano le scarpe e che ne vorrebbero una per ogni occasione, di ogni colore e di ogni taglio: ballerine, decolletes, sandali e sandaletti, francesine, stivali, sportive… con tacchi alti e tacchi bassi, rasoterra o con il plateu, con i lacci e senza…
Ci sono bimbe che vorrebbero tanto provare quelle belle scarpe rosse di mamma, e papà che si chiedono come facciano le compagne a portare passeggino+spesa+borsa+variedeventuali senza perdere l’equilibrio sui loro tacchi 8+.

Molti uomini poi si chiedono perchè?. Perché i tacchi, perché i mille colori? D’altronde loro possono spaziare su molti meno modelli: sportiva o mocassino, classica o stivale (molto trash però, sopratutto con la punta da cowboy!)… Ma l’uomo non porta la borsetta, non può cogliere il legame scarpa/borsa/accessori tanto caro a Enzo e Carla! E così, al ritorno da un giro in città, la domanda dei padri/mariti/compagni si trasforma in un sospirato “Un altro paio di scarpe!” dove al punto esclamativo si potrebbero sostituire dei rassegnati punti di sospensione.

E poi c’è la frase standard: “Come fai a camminare con quelle cose lì, ti fa male la schiena dopo!”. In realtà se la scarpa è di qualità ed è ben fatta, è comoda sia che abbia la suola bassa sia che abbia un tacco a spillo 12. Lo stesso vale per qualsiasi modello, dalla scarpa da ginnastica allo stivale da montagna.

Immagine da ricerca libera.

Certo è, comunque, che ad amare le scarpe non è solo il genere femminile.

Chi ha avuto cani e/o gatti sa che uno dei 10 Comandamenti fondamentali della (Animal)Convivenza è:
Mai Lasciare Indumenti In Giro (Soprattutto Scarpe, Calze O Intimo) Se Non Volete Ritrovarli Sbavati, Mordicchiati O Distrutti.

I miei cuccioloni avevano una grandissima passione per la cesta della biancheria, situata in bagno, motivo per cui la porta dei servizi era solitamente chiusa.
Le scarpe invece sono sempre state più raggiungibili, soprattutto vista la mia abitudine di dimenticare le ciabatte ai piedi del divano e vagare per casa a piedi scalzi.
Uno dei miei gatti, Santiago -un meraviglioso micione rosso molto selvatico e per questo mai noioso-, battezzò un paio di stivali da 180€ al loro primo giorno nella mia scarpiera facendosi unghie e denti su entrambi. Si impegnò tanto da ottenere un risultato così intenso e complesso da sembrare quasi artistico.

E i ragni dove li mettiamo?
Avete mai provato l’ebbrezza di infilare i vostri bei piedini da fata (o anche da muratore se siete uomo o se come me portate un 42 di zampa) nelle scarpe e sentire uno scricchiolio inquietante o, peggio ancora, qualcosa che si muove contro le dita? Possibilissimo, se abitate in campagna e magari non avete l’abitudine di chiudere la scarpiera.

Monumento dedicato alle vittime dello sterminio degli Ebrei sul Danubio (Budapest, 1944-45) in un’esecuzione delle Croci Frecciate. Foto da Wikipedia.

Di scarpe si parla spesso, sotto tanti punti di vista e per diversi aspetti.
Ci sono fiabe che le vedono come soggetto fondamentale allo sviluppo della storia, ci sono proverbi e detti popolari, ci sono spot e campagne di marketing virale che ne pubblicizzano di ogni tipo…
Ci sono donne che ne hanno parecchie paia e ne vorrebbero centinaia di altre, ci sono anche donne che usano sempre e solo le stesse scarpe da ginnastica da una vita, ci sono uomini con le Clarks e uomini con le Converse, ci sono bimbe con le suole delle scarpe che luccicano e bimbi con le Timberland mignon…
Ci sono perfino statue di scarpe, quadri di scarpe… e scarpe per cani, gatti, bambole, peluche, e via con una lista infinita!

E voi, di che scarpa siete?