Onde

Due anni e un giorno
e schegge di secondi
sul banco della notte,
il quadrato delle tue parole
si spiaggia in castelli di rabbia –
hai chiesto al mare
un tempo e un sogno,
ma le onde vanno e non sanno tornare
e il rame s’è fatto bianca spuma

nel parcogiochi di conchiglie
aspettiamo l’ultimo taglio,
quando l’allodola chiamerà l’alba
avremo dimenticato il sangue
e forse
rideremo nei disegni dell’acqua.

[GRS]

Mele

Spiove la nebbia
sui sentieri di casa.
Mele caramellate,
dense come petrolio
– lucido –
veleno d’oltraggi
in seno a scarlatte follie…
mormorano di fiere autunnali,
al passo di stagioni
che invocano giorni
coperti di zucchero bruciato.

E odore di castagne,
mele cotte –
morbide come anziane rughe
sulla pelle
di voi che andaste,
a spalle grandi e mani aperte,
oltre i pozzi della memoria.

Scheletrici ricordi sotto il sole,
torsoli di corpi avvizziti,
oggi
restano vasi di fiori
a capo chino sul comò –
e domani,
crisantemi nell’ombra.

[GRS]

Poesia vincitrice del Primo Premio al Concorso di Poesia e Fotografia “Rainbow”, tenutosi a Roma il 24 Aprile 2015, con la seguente motivazione:
Il rapporto tra poesia e cibo è presente in maniera squisitamente evocativa. Ogni immagine che riporta l’autrice ha sapori ben definiti e fissati nella memoria, accende un ricordo, profondamente vivo e molto caro a chi lo scrive.
Apprezzabile è l’accurata ricerca delle parole che si sciolgono in gradevoli suoni e conferiscono alla lirica una struttura snella che si libera senza schemi. Le strofe scivolano morbidamente nelle sequenze di racconto e lo accompagnano con dolce malinconia in un’abile alternanza di passato e futuro su cui va ad adagiarsi leggero il velo di tristezza, la consapevole ineluttabilità del destino, che pervade il cuore della poetessa.

77

muti respiri

in memoria di noi –

sempre ed ovunque

[GRS]

 

Il monte San Michele è un rilievo carsico situato a cavallo tra i comuni di Sagrado, nella provincia di Gorizia.
Fu teatro di numerose battaglie durante la Prima guerra mondiale. Ancora oggi, la zona è disseminata di trincee, camminamenti, caverne e gallerie nonché di molti piccoli monumenti spontanei sorti dopo il conflitto.

Dimenticanza

Dimenticare non è affar mio.
Tempo al tempo diceva qualcuno, sicuramente a ragion veduta: gli spazi del Tempo sono pieni di cunicoli, angolini nascosti, cavilli della memoria e curve dei ricordi.
E c’è tutto lo spazio per perdonare, per masticare e rimasticare mancanze e parole passate, per sgranare una dopo l’altra le decine e decine di perle arrugginite – in fila come la catenella di un infinito rosario laico, intriso di malinconia…
…ma dimenticare no, quello non è affar mio.

Proprio non ne sono capace, perché se puoi dimenticare qualcosa ch’è stato non vorrà forse dire che non è stato abbastanza? Abbastanza grande, abbastanza forte, abbastanza vero, abbastanza intenso… anche abbastanza doloroso o triste, in fondo perché no, ma comunque “abbastanza”.

La dimenticanza è quella sottile linea che incede sugli eventi come una coperta consolatoria, una gomma magica che cancella ciò che è stato lasciandoci a penzoloni su memorie fittizie… che poi lentamente si sfaldano, abbandonandoci pian piano, come se non fossero mai esistite.
La dimenticanza affoga il rispetto di ciò che è passato.
La dimenticanza ci insegna a non imparare, si erge davanti agli errori a braccia conserte bloccando sguardi e parole. Assorbe le lacrime come una spugnetta e poi le appallottola e le getta via.

Per questo dimenticare non mi appartiene, io non appallottolo per gettare via.
Conservo i carteggi del tempo in una scatola di legno ricamato da attese, con la cura che ogni Storia merita… – nel conto delle strade passate, a volte li sfoglio e sorrido delle sciocchezze di ieri soppesando gli istanti di oggi.

Oltre le attese, al di fuori della dimenticanza.
Ad ogni parola su quei fogli ingialliti, su ogni nota d’un passato pentagramma scritto da mille mani sotto mille profumi… si aprono i passi di domani.

Secondi Sciolti

Sei nell’antro
tetro e sporco di ogni respiro chiuso,
nel viaggiare senza meta
di corpi socchiusi alla luce dei lampioni,
rossi di artefatta pace
privi di sereno orgoglio
nel contare sordo dei secondi
che sciolti
si perdono oltre le mura del suono.
Atroce il silenzio
contro armonie di festa,
sfumano le speranze
mentre gli occhi si spengono
al fiorire di allodole e lampadari.

 

GRS