Imprescindibile

Oggi che c’eri era la pace.
Era il flusso sereno di istanti che portano l’infinito racchiuso in ogni dettaglio; ridendo penserò ad ogni caffè che si fredda e alla strada che scorre, al nero metallico e al bianco che avanza e sorride e non cambia. Conteranno i giorni nel mutar delle cose, e nel colore dei versi che si dondola alle braccia sottili saranno sfumature di un nome.

[Ancora.]

Oggi che c’eri era il fremito.
Era quel sussurro che cattura la pelle, quel ritmo che accelera il diaframma e poi lascia sospesi – la scia che traghetta ogni nota al mio scrivere, nel fare del tempo l’ombra di un diamante… qulel’armonia che sciacqua l’inutile in un silenzio che non pesa, nell’assenza che resta ed è imprescindibile presenza.

Non ho poesia a cornice di te, solo un corpo che non dimentica e il sapore di un pensiero che fermo rimane.

Vorrei.
Vorrei.

I Veg-Reunion Volontari del Festival Vegetariano

Dopo cinque edizioni svoltesi a Gorizia dal 2010 al 2014, il Festival Vegetariano si ferma. L’edizione 2015 della manifestazione, organizzata dall’Associazione Eventgreen e promossa da Biolab, è sospesa, preso atto delle condizioni di incertezza che circondano l’evento.WP_20140704_10_02_20_Pro

Quando, il 16 gennaio, dalla pagina ufficiale del Festival Vegetariano sbarca questa notizia shock, tutte le community green si trovano spiazzate: un evento di così grande interesse e pregio per la nostra regione, che da anni ospita personalità ed eventi di spicco, sembra sfumare all’orizzonte.

“Non possiamo affrontare di nuovo un simile sforzo economico che ricade, in massima parte, sulle spalle dell’associazione organizzatrice e del soggetto promotore”, afferma Massimo Santinelli, presidente Eventgreen.
Non ci sono abbastanza fondi per mantenere viva, e all’altezza delle precedenti edizioni, una manifestazione che ogni anno è cresciuta esponenzialmente, passando dai pochi stand delle Casermette nel 2010 alla cornice da favola del Castello di Gorizia nel 2014.

Nei giorni seguenti a questo triste annuncio, le voci di chi negli anni ha organizzato, lavorato, partecipato…, si trasformano da un brusio sommesso di perplesse lamentele a un accorato richiamo sull’onda del vecchio detto l’unione fa la forza.

Veg-selfie!
Veg-selfie!

I Volontari non ci stanno.
L’edizione 2014 ha contato circa 80 volontari ufficiali, persone d’ogni età e background che, con un sorriso sempreverde e totale disponibilità, hanno perorato la causa del vivere bene in linea con principi di etica, salute, empatia verso il mondo, rispetto, sana alimentazione. Volontari che, lavorando ogni giorno in ogni angolo di Festival, hanno iniettato la loro grinta e il loro entusiasmo in un evento che ha coinvolto migliaia di persone ogni anno… volontari che sono una famiglia, che hanno ormai legami di amicizia ben oltre i chilometri e le differenze di età.

Proprio in onore di questa grande famiglia, per rinsaldare rapporti umani e ritrovare sorrisi e volti amici, sabato 31 gennaio si è tenuta a Gorizia la prima Veg-Reunion dei Volontari del Festival Vegetariano.
Si respirava aria di casa, come sotto i tendoni di Piazza Vittoria nel 2013 o fra le stradine del Castello nel 2014.

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Volontari in Musica. Simone e Kristjan in duo chitarra e voce.

Difficile credere che questa manifestazione debba chiudere i battenti… oserei dire quasi impossibile, se non vivessi in una realtà cittadina dove personalità di pregio, ma “diverse” dalla massa, devono trovare spazio altrove, ed eventi di valore si vedono coperti dall’impeto famelico volto all’universo del “bevi bevi magna magna”.
Questa “realtà cittadina” goriziana, rappresentata da amministrazioni che son sempre pronte a dire e ben meno propense a dimostrare, si è subito mossa per sbandierare, a scanso di equivoci, che provvederà in ogni modo affinché il Festival possa tenersi anche quest’anno.
Noi intanto siamo qui, e qui resteremo… e vedremo, un po’ incrociando le dita e un po’ muovendoci in prima persona per mantenere viva l’attenzione su uno stile di vita il più possibile cruelty free ed eco-friendly.

Go green!
Go green!

Del resto… io sono per natura un’inguaribile ottimista: spero di rivedere queste atmosfere anche nel 2015 sotto la bandiera della VI Edizione del Festival, come se nessun dubbio ci sia mai stato… perché questa è una manifestazione per tutti e di tutti, non solo per chi ci crede ma anche (e soprattutto) per chi vuole avvicinarsi ad un modo nuovo e sereno di percepire la realtà che nasce, vive e cresce attorno a noi.

Se lo stop del Festival Vegetariano sia una triste verità o una tattica economico-politica per risvegliare l’attenzione del pubblico, a noi non è dato sapere.
Quello che tutti i Volontari sanno, però, è che un evento simile porta ogni anno una ventata di positività ed energia ad una cittadina che si sta lentamente spegnendo… ed è per questo che tutti noi mostriamo con il sorriso le nostre bandiere da Veg-Team: in fondo, maglietta o non maglietta… citando il nostro Gregh, “siamo proprio un bell’orto”!

Sorrisi sempreverdi!
Sorrisi sempreverdi!

Buona Fine e buon Principio!

La Scrittura, ecco chi non ti tradisce mai.
Ti conosce meglio di chiunque altro, non puoi assolutamente cercare di ingannarla: lei sa ora ciò che tu saprai forse domani o, molto più probabilmente, non saprai mai davvero – come il migliore degli psichiatri, le sue mani sondano il profondo dell’animo di chi ne fa uso; una droga senza rischi, senza costi, senza pessimi risvolti.
Un po’ come il cioccolato, ma senza la contropartita di ciccia e brufoli. 

La Scrittura c’è, sempre.
Quando la desideri ardentemente a volte si lascia fuggire, come un’amante dispettosa, ma è sempre in un angolo dei tuoi giorni a far sentire il suo valore.
Precorre e anticipa i tuoi passi, tasta il terreno come fanno i migliori segugi d’alta razza… compagna fedele, è l’olio nei meccanismi del cervello e, come ogni forma d’arte eccelsa, spesso è il miglior orgasmo che il pensiero possa sperimentare.

La Scrittura è una piccola immensa magia sublime: crea porte, portoni e strade fra i mondi, un binario ad alta velocità che accorcia le distanze fra le persone e la proiezione dei loro sogni.

Nella tua veste di tastiera, penna, touchpad, matita, gessetto… cara amica, cara compagna di Istanti con la lettera maiuscola: a te va il mio più sentito ringraziamento per l’anno appena trascorso.
Ti prometto, con una certa sincerità d’intenti, che allo scoccare della mezzanotte non mi costruirò sogni di cartapesta né palazzi di fragile vetro popolati da inesistenti principi azzurri e nobili destrieri.

Grazie mille per chi mi hai portato, per ciò che ho scoperto e per quel che ancora mi nascondi… – il fioretto per un 2015 di carta, penna e sorrisi: cara Scrittura, non vivrò in castelli di sabbia ma solo di passi incollati al terreno.

Dimenticanza

Dimenticare non è affar mio.
Tempo al tempo diceva qualcuno, sicuramente a ragion veduta: gli spazi del Tempo sono pieni di cunicoli, angolini nascosti, cavilli della memoria e curve dei ricordi.
E c’è tutto lo spazio per perdonare, per masticare e rimasticare mancanze e parole passate, per sgranare una dopo l’altra le decine e decine di perle arrugginite – in fila come la catenella di un infinito rosario laico, intriso di malinconia…
…ma dimenticare no, quello non è affar mio.

Proprio non ne sono capace, perché se puoi dimenticare qualcosa ch’è stato non vorrà forse dire che non è stato abbastanza? Abbastanza grande, abbastanza forte, abbastanza vero, abbastanza intenso… anche abbastanza doloroso o triste, in fondo perché no, ma comunque “abbastanza”.

La dimenticanza è quella sottile linea che incede sugli eventi come una coperta consolatoria, una gomma magica che cancella ciò che è stato lasciandoci a penzoloni su memorie fittizie… che poi lentamente si sfaldano, abbandonandoci pian piano, come se non fossero mai esistite.
La dimenticanza affoga il rispetto di ciò che è passato.
La dimenticanza ci insegna a non imparare, si erge davanti agli errori a braccia conserte bloccando sguardi e parole. Assorbe le lacrime come una spugnetta e poi le appallottola e le getta via.

Per questo dimenticare non mi appartiene, io non appallottolo per gettare via.
Conservo i carteggi del tempo in una scatola di legno ricamato da attese, con la cura che ogni Storia merita… – nel conto delle strade passate, a volte li sfoglio e sorrido delle sciocchezze di ieri soppesando gli istanti di oggi.

Oltre le attese, al di fuori della dimenticanza.
Ad ogni parola su quei fogli ingialliti, su ogni nota d’un passato pentagramma scritto da mille mani sotto mille profumi… si aprono i passi di domani.

22 novembre: (finally) on the road for Poetry.

Resoconto (ritardatario) di una piccola grande avventura alla ricerca di una strada verso la Poesia, dove si affronta il Grande Mostro Cattivo dell’Editoria ma si scopre una Magnifica Amicizia e si incontra il Mitico Fatino Madrino.

Io odio guidare. Dalla prima volta che sono salita in macchina per fare scuola guida, e poi ogni volta seguente, ho sempre odiato guidare.
Amo viaggiare, beninteso: posso fare anche l’Europa intera da capo a piedi on the road senza battere ciglio, ma… non stando al volante. Perfino i miei 25+25km quotidiani per andare a lavoro sono una sofferenza immane.

Però negli anni, riguardando indietro a tante occasioni, ci sono stati molti momenti che si sono persi in quel pentolone di “sarei potuta andare” o “avrei potuto fare”, se solo avessi avuto voglia (e palle) di prendere l’auto e farmi quei tot di km che mi separavano dalla meta.

Il 22 Novembre, presso la Biblioteca di Settimo Milanese (398km da Gorizia, punto di partenza di questa avventura), si teneva un Workshop sull’Editoria assai interessante sotto la guida del poeta, scrittore, curatore editoriale Fabrizio Corselli.
E stavolta mi son detta: <<Gaia va££anculo, prendi la macchina e vai!>>.
Piccole Gaie crescono, direbbe qualcuno. Io dirò, piccole Gaie decidono che non è più il tempo per le paranoie e per le ansie… ma questa parentesi non ci interessa, quindi proseguiamo.

IMG_5036Per questa missione ho assoldato un Magnifico Amico per farmi da navigatore satellitare umano (il mio senso dell’orientamento è imbarazzante, lo ammetto, mi perdo nel mio mondo interiore figuriamoci in quello esterno…) e per riempire il terribile vuoto causato da un’autoradio non funzionante.
Quindi, dicevamo: ore 8.00, sotto l’auspicio positivo di un’alba serena, si parte da casa!

Il viaggio in autostrada è un po’ come il Viaggio Infinito del Principe Irlandese, solo che in questo caso la Principessa è friulana (anche se di rossa chioma) e la cavalcatura è una modesta Nissan Micra d’altri tempi.
Fortuna nostra vuole che il cielo sia pulitissimo, nessuna traccia di pioggia nè tantomeno di traffico… quindi, senza grosse difficoltà e senza causare incidente alcuno, i Nostri Eroi arrivano sani e salvi (pur se con il culo un po’ appiattito e tendenzialmente quadrato) a Settimo Milanese.
Drammatico, per una Principessa dei Borghi Rurali, scontrarsi con il grigio manto d’aria pesante che soffoca il cielo milanese… ma anche questa è un’altra storia.

E così incontriamo Fabrizio Corselli! Ebbene si, il Mitico Fatino Madrino è lui: cordiale e solare, di una disponibilità e gentilezza disarmanti, ma di una professionalità impeccabile.
Baci e abbracci, e in fondo sono sempre un po’ così gli incontri dal vivo quando seguono incontri e/o amicizie nate virtualmente: portano quella sensazione di “Finalmente!” e di “Eppur è come se ci si conoscesse da una vita!”.

Bando alle ciance comunque: si parte! Con un filino di ritardo nell’attesa di tutti, verso le 14.30 inizia un Workshop che si conferma assai interessante, pur se di natura puramente introduttiva verso il mondo delle prime pubblicazioni editoriali.

Il confronto con le motivazioni e le aspirazioni di altri wanna-be-a-writer è sempre curioso: chi vorrebbe pubblicare per se stesso, chi vorrebbe farlo come omaggio a qualcuno di caro, chi per il valore che sente nella propria opera… ti porta a macinare, a masticare un po’ di idee, a pensare al perchè in effetti lo vuoi fare.
Perchè diamine vorrei pubblicare prima o poi una silloge?
Chissà. Certamente perchè ho rispetto del mio lavoro, quanto basta per ritenerlo valido e meritevole d’esser letto, ma non troppo da ritenerlo intoccabile e quindi sempre con una predisposizione alla crescita. Il confronto con l’Editoria professionale è, in questo senso, una grande opportunità di crescita.

Le linee guida di Fabrizio sono chiare, precise, adatte ad ognuno di noi: c’è chi vorrebbe dare alla luce un romanzo, chi una silloge, chi una fiaba illustrata… ognuno avrà il suo percorso da seguire, simile eppur diverso.
Con grande professionalità, Corselli consiglia ogni aspirante scrittore alla strada più consona al suo percorso artistico, con i migliori auguri e le più grandi speranze.

Il Workshop ha toccato molti temi, step by step dall’inizio alla fine del percorso che porterà il progetto che abbiamo in mano a diventare un Manoscritto da inviare alle CE: dalle fasi di un buon editing alla scelta della CE più adatta a noi, dalle note fondamentali di un contratto ad un interessante excursus sui diversi tipi di editori che potremmo trovarci di fronte (a pagamento o free, o quella dubbia fascia che sta nel mezzo nota come doppio binario), passando anche per i POD (le “stamperie” print-on-demand) e gli ebook
Insomma un bel viaggio in un mondo contorto e complesso, tanto quanto la Foresta Incantata con le sue ombre e le mille insidie di ogni piccola grande avventura.

IMG_5040Terminato questo colloquio di gruppo, con tanto di diploma di partecipazione, purtroppo è ora di partire.
Ormai sono già le 18, la strada con il buio si fa mentalmente più lunga e stancante… quindi baci e abbracci, di nuovo, anche a chi è passato a trovarci per dare il proprio contributo e il proprio consiglio a chi di strada da fare ne ha ancora tanta.
On the road again!

Strada pulita, le luci e i fanali distraggono gli occhi stanchi ma le chiacchiere nel relax e nella soddisfazione di una gran bella giornata sono un bene prezioso.
Il nostro Ronzinante prosegue veloce, inaspettatamente veloce oserei dire, e la Selva Oscura è illuminata da tanti viaggiatori come noi… e così passo dopo passo, risata dopo risata e canzone dopo canzone, si ritorna in quel di Gorizia.

E cosa ci è rimasto di tutto ciò?
La bellissima sensazione che, anche se una buona parte di realtà editoriale è probabilmente un Grande Mostro Cattivo pronto a spillare soldi a destra e a sinistra, ci sono persone magnifiche pronte a tendere la mano a chi ne ha bisogno: per dispensare consigli, per far sentire la propria voce, per guidare sul binario più giusto e più diretto. Per aiutarci a migliorare, e ad arrivare a quell’editore che sente il suo lavoro come una passione e una professione e non come nuda chiave d’introiti.
Fabrizio è una di queste persone, così come altre che ho incontrato in questo percorso.
Ci è rimasta la grinta, la decisione, la voglia di andare avanti. La voglia di scrivere, di leggere, di scoprire, di creare, di mostrarsi e inventarsi e sfidarsi per fare sempre un passo avanti.

Quindi in bocca al lupo a tutti voi e a tutti noi, a tutti quelli con il loro sogno nel cassetto: abbiate la voglia e le palle per aprirlo, il cassetto, e mettete alla prova il vostro sogno!

E se il destino non è un caso, lo dice anche la Coca-Cola che casualmente quel giorno ho pescato dal frigo:

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Un Mojito al Dietor, per cortesia!

Con Dedica Speciale Inter Nos
(e anche un po’ InterVos a vos neppur tropp bass…)
a tutte le amiche e gli amici
baristi/camerieri/banconieri. 😉 

Chi lavora con il pubblico, chi lavora con le persone, lo sa: ci sono certe cose, e certi giorni, che cancelleresti a piè pari senza pensarci due volte.
Perchè le persone sono una cosa meravigliosa, ma la gente… mamma mia no, Dio ce ne guardi (ovvero “Diu n’us guardi!”, come si dice qui dalle mie parti…!).

Ho lavorato in bar, in ristoranti, in caffetterie, in american bar, in pizzerie, in catering, in ricevimenti, in sagre, in chioschi…. faccio caffè e spritz aperol da un tempo che ho dimenticato, porto piatti con tagliate e ravioli e fritti misti e toast da altrettanto tempo altrettanto dimenticato.
E ne ho sentite di tutti i colori. Perchè la Gente è assurda ma non sa di esserlo: spesso crede di essere divertente, o difficile nei gusti, o particolarmente esperta, o di essere “come a casa”… invece no, è solo disperatamente assurda.

Metto le mani avanti: sappiate che questo post NON ha un senso logico, è un joycianissimo flusso di coscienza (corredato da punteggiatura però) e un mosaico di liberi pensieri di una cameriera qualunque.
E adesso riabbasso le mani, ributtiamole in tastiera.

Si diceva, e chi fa il mio stesso lavoro (o un altro lavoro di pubblico) confermerà, che se ne sentono di tutti i colori… poi si arriva a quel punto in cui speri che le puttanate siano finite… e invece no! Ne senti sempre una nuova che le batte tutte!
Perchè la Gente è sempre più fuori dalla cognizione della propria vita.

Dal cappuccino tiepido decaffeinato con il cacao e senza schiuma chiesto alle undici e mezzo di sera in una tavolata di vodka&lemon, alla CocaCola Light con “per favore mi porti le patatine e se ce le ha anche le arachidi”, allo Spritz Aperol “analcolico senza ghiaccio senza arancia senza prosecco senza soda”, al tramezzino e mi tolga la lattuga sennò mi va in mezzo ai denti…

…il mio personal best è stato, me lo ricorderò a vita, un “Mojito con il Dietor per cortesia, che sono a dieta”.
E ce ne sono vagonate. Ma vagonate davvero.

E poi la cortesia.
Ma signori, la cortesia negli anni dove l’abbiamo lasciata?
Quando ho iniziato questo lavoro, anni addietro -e qualsiasi collega lo confermerà-, la Gente sapeva ancora sorridere. Sorrideva quando entrava e salutava, ringraziava, stava alle battute, stringeva amicizia con chi stava dietro il banco e portava il cuore con sè nel percorso della giornata.
Invece adesso no.
Adesso ci si sveglia al mattino con il telegiornale che parla di tristezze a random senza senso, fatte apposta per abbatterci e stenderci a tappeto con il morale sotto i sassi. E poi si beve il cappuccino con la brioche degustandolo come fosse cicuta e olio rancido, con il broncio, con le pretese, con il naso all’insù e i coglioni all’ingiù e la curva delle labbra tesa al pavimento.

Ricordiamoci di sorridere, Gente!
Le rogne le abbiamo tutti, ma il grazie alla cameriera è dovuto e non è un optional. Prendiamoci un secondo per berla in serenità la birretta o lo spritz… sorridete del sole, sorridete della pioggia perchè domani farà fiorire il vostro balcone, sorridete con gli amici e ancor più sorridete con gli sconosciuti…

Un sorriso è gratis, sempre… apre mille porte, libera la mente, fa bene a voi e a noi.
Ricordiamoci di sorridere!

Salve! Le interesserebbe per caso…?

Ore 11.34, suona il cellulare. Numero privato.
Oddio chi è, pensi subito… sarà successo qualcosa. Magari hai dimenticato di pagare una bolletta o una multa. Oppure è pubblicità. Oppure… mah dai,  che faccio? Rispondo, tanto non sto facendo nulla.

Mi saluta una voce di donna, impostata, ottima dizione ma terribilmente teatrale e con un retrogusto elettronico a tratti fastidioso.
P: Salve! Parlo con la signora Gaia Rossella Sain? La chiamo per conto della casa editrice Pagine. Vede, siamo rimasti tutti piacevolmente stupiti dal suo testo Sapore di Fumo, che ha inviato per la partecipazione al concorso Poeti e Poesia… ha trasmesso grandi emozioni a tutti noi, volevamo davvero farle i complimenti. Lei scrive da molto?

Da parte mia risposte di rito a una miriade di altri complimenti: grazie mille, che piacere, si si, no no… però qui c’è qualcosa che mi par strano, e poi… mamma mia che vocina penetrante ha questa segretaria!
Mentre la ragazza continua a parlare dell’emozione insita nella poesia, del valore delle parole, e altre questioni di filosofia spicciola, faccio mente locale per ricordare quale sia il concorso al quale ho inviato il testo in questione.
Ed è questo: Viaggi di Versi IV Edizione.
Un occhio alla grafica e ai contenuti della pagina – e del resto del sito – e già capisci molte cose… però dici anche: la partecipazione è gratuita, dai proviamo! Tanto non ci perdi nulla, niente canonici 15/20 euro di iscrizione… così in quei cinque minuti in un buco fra mille impegni, invii un testo a random fra i tanti che custodisci nel cassetto.

Nel frattempo la signorina continua.
P: Ecco signora, la nostra casa editrice ha selezionato alcuni fra i testi più meritevoli fra quelli che ci sono pervenuti in redazione per la creazione di una nuova collana, dedicata alla poesia contemporanea, che inaugureremo a breve in un doppio formato, cartaceo ed elettronico. La sua poesia è di grande impatto, noi vorremmo quindi sapere se fosse interessata a far parte del nostro progetto.
[Molti molti dubbi in testa. Ma proviamo a sentire cos’ha da dire. Dico che “Si certamente, mi farebbe molto piacere!”… e così la voce alla cornetta parte in quarta, massima potenza d’elenco!]
P: Bene signora, la collana – dal titolo Riflessi – verrà pubblicata in formato cartaceo e distribuita direttamente nelle più grandi fiere nazionali del libro e della poesia, in modo da garantirne la massima visibilità; il formato ebook invece sarà per sempre disponibile su Amazon e le garantirà un introito in denaro per ogni copia venduta. La collana presenterà sette poesie per ogni autore, a libera scelta dello stesso, per un totale di tredici autori in ogni volume. Inoltre, la nostra casa editrice propone un pacchetto completo [giuro, ha usato proprio questa espressione, come un centro massaggi!] che include anche la trasmissione delle opere, recitate da autori professionisti, sul nostro canale tv, nonchè la realizzazione di un audiolibro, di una pagina web e di un video contenente i testi recitati. Tutto questo le garantisce insomma una grande visibilità, è davvero un’occasione da non perdere!

Attimo di silenzio da parte di mia.
Sto ancora pensando al “pacchetto completo” e alla lista di proposte subito seguenti: vorrei chiederle se per caso hanno anche i pomodori in sconto perchè dovrei far la salsa… ah ma no, stavamo parlando di Poesia, non di Frutta e Verdura.
IO: Tutto questo è molto interessante, certamente. Ma…
P: …signora ci pensi bene, la sua poesia è di grande valore e andrebbe valorizzata: ogni poesia non letta è una poesia non scritta, dico sempre ai nostri collaboratori, e questa è davvero una grandissima occasione, le darà grande visibilità nazionale al modico costo di 249,90€!
IO: Ecco, stavo giusto per chiederlo. Al momento non posso permettermi uscite economiche, quindi…
P: Signora guardi, i nostri costi sono inferiori a quelli di qualunque altro esponente della concorrenza… e se il problema è solo quello, possiamo venirle incontro: solitamente chiediamo il pagamento immediato, ma posso farlo tramite corriere  in contrassegno. Se mi da conferma oggi, il corriere passerebbe fra cinque giorni.
IO: Scusi, non posso avere informazioni dettagliate con tutte le clausole, magari me le invia tramite mail e poi vi contatto?
P: No signora mi dispiace, deve rispondermi ora perchè la mail per noi ha valore legale… la inviamo solo a chi ci conferma l’adesione al progetto.
IO: Allora no grazie, mi dispiace ma no.
P: Va bene signora, in bocca al lupo per il  concorso.
Sbam! Tuuu tuuu tuuu.
Dopo ore di grandi parole d’amore, un rifiuto e mi sbatte la cornetta in faccia… è proprio vero, non ci sono più le relazioni di una volta, e poi… la donna e la poesia sono insieme grande delizia e grande dannazione! 😉

In fiore.

Ciliegio
Ciliegio. Fotografia propria.

Ed è così, ti amo.
E come un bocciolo di ciliegio in fiore mi volto al tuo sorriso e di bianco e d’oro mi illumino.

Ma prenditi cura di me. Non farmi appassire, parlami dolcemente e innaffia le mie radici perché crescano forti e radicate nella tua terra. Godi del mio profumo e rendimelo noto, perché solo finché saprò che tu -e tu solo- lo apprezzi mi dedicherò ad esso. I miei petali candidi si tingono di quel piacevole rossore di femminea ingenuità quando mi dedichi anche una sola parola: perciò parlami, e nascerà un corollario di sincere sfumature.

Dimmi ciò che pensi, quel che sogni, cosa desideri. E desidera anche me, oggi come ieri e domani più di adesso… non aver timore di cogliermi, di spezzarmi rubandomi ai miei rami: ho la forza di resistere a pioggia e grandine, e ancor più forte ho la necessità di averti.

Ricordami sempre. Quando siamo vicini nei piccoli gesti che regalano attenzioni, e ancor più quando siamo lontani nelle espressioni di desiderio e dolcezza. Senti la mia mancanza come la nostalgia di casa: così come per me sei la lieve pioggia di primavera che fa sbocciare i miei germogli, io voglio essere per te il profumo irrinunciabile di quella stessa eterna stagione.

Ascoltami. Senti il suono del vento che fa sussurrare i petali e le foglie della mia chioma, ed essa ti racconterà chi sono e cosa mi ha resa tale… perché anche le piccole parole sono a volte grandi traguardi. Sorridi per le mie affermazioni, ma non riderne… una tua verità può essere fondamentale, ma spesso non è di grandi filosofie che si dipinge la vita, bensì di intimi minimi dettagli.

Prenditi cura di me. Non farmi appassire, perché non lascerò che accada. Nell’attimo in cui il mio ultimo germoglio si sarà spento, solo e assetato, e le radici del mio forte tronco si saranno inaridite come la terra dove affondavano… sarà tardi, e i miei semi prenderanno altre strade.

Germoglieranno di nuovo, altrove. Nasceranno nuovi splendidi fiori, più profumati e vividi perché più forti di ieri.
Germoglierò di nuovo, altrove. Per non dover appassire ancora.