Caffè

L’ansia
dei vecchi che a occhi sbarrati
frugano l’attimo
d’un caffè bollente,
la fretta del tempo
che sfuma oltre il vetro –
e il giovane appoggia
sforzando un saluto
l’ennesimo deserto secondo
sul tavolino d’un bar.

 

[GRS]

 

Giocando…
…ogni giorno, dell’ansia della gente che dimentica i sapori e ingoia i profumi, si congela in istanti nel terrore di viverli… e con pupille spente giudica il cielo ignorandone i colori.

22 novembre: (finally) on the road for Poetry.

Resoconto (ritardatario) di una piccola grande avventura alla ricerca di una strada verso la Poesia, dove si affronta il Grande Mostro Cattivo dell’Editoria ma si scopre una Magnifica Amicizia e si incontra il Mitico Fatino Madrino.

Io odio guidare. Dalla prima volta che sono salita in macchina per fare scuola guida, e poi ogni volta seguente, ho sempre odiato guidare.
Amo viaggiare, beninteso: posso fare anche l’Europa intera da capo a piedi on the road senza battere ciglio, ma… non stando al volante. Perfino i miei 25+25km quotidiani per andare a lavoro sono una sofferenza immane.

Però negli anni, riguardando indietro a tante occasioni, ci sono stati molti momenti che si sono persi in quel pentolone di “sarei potuta andare” o “avrei potuto fare”, se solo avessi avuto voglia (e palle) di prendere l’auto e farmi quei tot di km che mi separavano dalla meta.

Il 22 Novembre, presso la Biblioteca di Settimo Milanese (398km da Gorizia, punto di partenza di questa avventura), si teneva un Workshop sull’Editoria assai interessante sotto la guida del poeta, scrittore, curatore editoriale Fabrizio Corselli.
E stavolta mi son detta: <<Gaia va££anculo, prendi la macchina e vai!>>.
Piccole Gaie crescono, direbbe qualcuno. Io dirò, piccole Gaie decidono che non è più il tempo per le paranoie e per le ansie… ma questa parentesi non ci interessa, quindi proseguiamo.

IMG_5036Per questa missione ho assoldato un Magnifico Amico per farmi da navigatore satellitare umano (il mio senso dell’orientamento è imbarazzante, lo ammetto, mi perdo nel mio mondo interiore figuriamoci in quello esterno…) e per riempire il terribile vuoto causato da un’autoradio non funzionante.
Quindi, dicevamo: ore 8.00, sotto l’auspicio positivo di un’alba serena, si parte da casa!

Il viaggio in autostrada è un po’ come il Viaggio Infinito del Principe Irlandese, solo che in questo caso la Principessa è friulana (anche se di rossa chioma) e la cavalcatura è una modesta Nissan Micra d’altri tempi.
Fortuna nostra vuole che il cielo sia pulitissimo, nessuna traccia di pioggia nè tantomeno di traffico… quindi, senza grosse difficoltà e senza causare incidente alcuno, i Nostri Eroi arrivano sani e salvi (pur se con il culo un po’ appiattito e tendenzialmente quadrato) a Settimo Milanese.
Drammatico, per una Principessa dei Borghi Rurali, scontrarsi con il grigio manto d’aria pesante che soffoca il cielo milanese… ma anche questa è un’altra storia.

E così incontriamo Fabrizio Corselli! Ebbene si, il Mitico Fatino Madrino è lui: cordiale e solare, di una disponibilità e gentilezza disarmanti, ma di una professionalità impeccabile.
Baci e abbracci, e in fondo sono sempre un po’ così gli incontri dal vivo quando seguono incontri e/o amicizie nate virtualmente: portano quella sensazione di “Finalmente!” e di “Eppur è come se ci si conoscesse da una vita!”.

Bando alle ciance comunque: si parte! Con un filino di ritardo nell’attesa di tutti, verso le 14.30 inizia un Workshop che si conferma assai interessante, pur se di natura puramente introduttiva verso il mondo delle prime pubblicazioni editoriali.

Il confronto con le motivazioni e le aspirazioni di altri wanna-be-a-writer è sempre curioso: chi vorrebbe pubblicare per se stesso, chi vorrebbe farlo come omaggio a qualcuno di caro, chi per il valore che sente nella propria opera… ti porta a macinare, a masticare un po’ di idee, a pensare al perchè in effetti lo vuoi fare.
Perchè diamine vorrei pubblicare prima o poi una silloge?
Chissà. Certamente perchè ho rispetto del mio lavoro, quanto basta per ritenerlo valido e meritevole d’esser letto, ma non troppo da ritenerlo intoccabile e quindi sempre con una predisposizione alla crescita. Il confronto con l’Editoria professionale è, in questo senso, una grande opportunità di crescita.

Le linee guida di Fabrizio sono chiare, precise, adatte ad ognuno di noi: c’è chi vorrebbe dare alla luce un romanzo, chi una silloge, chi una fiaba illustrata… ognuno avrà il suo percorso da seguire, simile eppur diverso.
Con grande professionalità, Corselli consiglia ogni aspirante scrittore alla strada più consona al suo percorso artistico, con i migliori auguri e le più grandi speranze.

Il Workshop ha toccato molti temi, step by step dall’inizio alla fine del percorso che porterà il progetto che abbiamo in mano a diventare un Manoscritto da inviare alle CE: dalle fasi di un buon editing alla scelta della CE più adatta a noi, dalle note fondamentali di un contratto ad un interessante excursus sui diversi tipi di editori che potremmo trovarci di fronte (a pagamento o free, o quella dubbia fascia che sta nel mezzo nota come doppio binario), passando anche per i POD (le “stamperie” print-on-demand) e gli ebook
Insomma un bel viaggio in un mondo contorto e complesso, tanto quanto la Foresta Incantata con le sue ombre e le mille insidie di ogni piccola grande avventura.

IMG_5040Terminato questo colloquio di gruppo, con tanto di diploma di partecipazione, purtroppo è ora di partire.
Ormai sono già le 18, la strada con il buio si fa mentalmente più lunga e stancante… quindi baci e abbracci, di nuovo, anche a chi è passato a trovarci per dare il proprio contributo e il proprio consiglio a chi di strada da fare ne ha ancora tanta.
On the road again!

Strada pulita, le luci e i fanali distraggono gli occhi stanchi ma le chiacchiere nel relax e nella soddisfazione di una gran bella giornata sono un bene prezioso.
Il nostro Ronzinante prosegue veloce, inaspettatamente veloce oserei dire, e la Selva Oscura è illuminata da tanti viaggiatori come noi… e così passo dopo passo, risata dopo risata e canzone dopo canzone, si ritorna in quel di Gorizia.

E cosa ci è rimasto di tutto ciò?
La bellissima sensazione che, anche se una buona parte di realtà editoriale è probabilmente un Grande Mostro Cattivo pronto a spillare soldi a destra e a sinistra, ci sono persone magnifiche pronte a tendere la mano a chi ne ha bisogno: per dispensare consigli, per far sentire la propria voce, per guidare sul binario più giusto e più diretto. Per aiutarci a migliorare, e ad arrivare a quell’editore che sente il suo lavoro come una passione e una professione e non come nuda chiave d’introiti.
Fabrizio è una di queste persone, così come altre che ho incontrato in questo percorso.
Ci è rimasta la grinta, la decisione, la voglia di andare avanti. La voglia di scrivere, di leggere, di scoprire, di creare, di mostrarsi e inventarsi e sfidarsi per fare sempre un passo avanti.

Quindi in bocca al lupo a tutti voi e a tutti noi, a tutti quelli con il loro sogno nel cassetto: abbiate la voglia e le palle per aprirlo, il cassetto, e mettete alla prova il vostro sogno!

E se il destino non è un caso, lo dice anche la Coca-Cola che casualmente quel giorno ho pescato dal frigo:

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Un Mojito al Dietor, per cortesia!

Con Dedica Speciale Inter Nos
(e anche un po’ InterVos a vos neppur tropp bass…)
a tutte le amiche e gli amici
baristi/camerieri/banconieri. 😉 

Chi lavora con il pubblico, chi lavora con le persone, lo sa: ci sono certe cose, e certi giorni, che cancelleresti a piè pari senza pensarci due volte.
Perchè le persone sono una cosa meravigliosa, ma la gente… mamma mia no, Dio ce ne guardi (ovvero “Diu n’us guardi!”, come si dice qui dalle mie parti…!).

Ho lavorato in bar, in ristoranti, in caffetterie, in american bar, in pizzerie, in catering, in ricevimenti, in sagre, in chioschi…. faccio caffè e spritz aperol da un tempo che ho dimenticato, porto piatti con tagliate e ravioli e fritti misti e toast da altrettanto tempo altrettanto dimenticato.
E ne ho sentite di tutti i colori. Perchè la Gente è assurda ma non sa di esserlo: spesso crede di essere divertente, o difficile nei gusti, o particolarmente esperta, o di essere “come a casa”… invece no, è solo disperatamente assurda.

Metto le mani avanti: sappiate che questo post NON ha un senso logico, è un joycianissimo flusso di coscienza (corredato da punteggiatura però) e un mosaico di liberi pensieri di una cameriera qualunque.
E adesso riabbasso le mani, ributtiamole in tastiera.

Si diceva, e chi fa il mio stesso lavoro (o un altro lavoro di pubblico) confermerà, che se ne sentono di tutti i colori… poi si arriva a quel punto in cui speri che le puttanate siano finite… e invece no! Ne senti sempre una nuova che le batte tutte!
Perchè la Gente è sempre più fuori dalla cognizione della propria vita.

Dal cappuccino tiepido decaffeinato con il cacao e senza schiuma chiesto alle undici e mezzo di sera in una tavolata di vodka&lemon, alla CocaCola Light con “per favore mi porti le patatine e se ce le ha anche le arachidi”, allo Spritz Aperol “analcolico senza ghiaccio senza arancia senza prosecco senza soda”, al tramezzino e mi tolga la lattuga sennò mi va in mezzo ai denti…

…il mio personal best è stato, me lo ricorderò a vita, un “Mojito con il Dietor per cortesia, che sono a dieta”.
E ce ne sono vagonate. Ma vagonate davvero.

E poi la cortesia.
Ma signori, la cortesia negli anni dove l’abbiamo lasciata?
Quando ho iniziato questo lavoro, anni addietro -e qualsiasi collega lo confermerà-, la Gente sapeva ancora sorridere. Sorrideva quando entrava e salutava, ringraziava, stava alle battute, stringeva amicizia con chi stava dietro il banco e portava il cuore con sè nel percorso della giornata.
Invece adesso no.
Adesso ci si sveglia al mattino con il telegiornale che parla di tristezze a random senza senso, fatte apposta per abbatterci e stenderci a tappeto con il morale sotto i sassi. E poi si beve il cappuccino con la brioche degustandolo come fosse cicuta e olio rancido, con il broncio, con le pretese, con il naso all’insù e i coglioni all’ingiù e la curva delle labbra tesa al pavimento.

Ricordiamoci di sorridere, Gente!
Le rogne le abbiamo tutti, ma il grazie alla cameriera è dovuto e non è un optional. Prendiamoci un secondo per berla in serenità la birretta o lo spritz… sorridete del sole, sorridete della pioggia perchè domani farà fiorire il vostro balcone, sorridete con gli amici e ancor più sorridete con gli sconosciuti…

Un sorriso è gratis, sempre… apre mille porte, libera la mente, fa bene a voi e a noi.
Ricordiamoci di sorridere!

Incontri del terzo tipo: a colloquio presso un’interinale

Come molti ragazzi della mia età -e non solo-, sono mesi che mi ritrovo a dover affrontare i famigerati colloqui con le agenzie interinali, o agenzie per il lavoro. In questo momento di crisi in cui assunzioni se ne contano sempre meno, fare una buona impressione ai selezionatori di questi uffici è fondamentale: vestirsi in maniera adeguata, presentarsi curati ma non appariscenti, essere sicuri ma non arroganti, rendersi disponibili ma non con un atteggiamento troppo remissivo.
Spesso si tratta di fornire una prova d’attore, perché ormai sappiamo tutti qual è il modo migliore per fare bella figura e ci comportiamo di conseguenza.

Ho ripreso da poco (quattro mesi, alla faccia del “poco”) la ricerca di un lavoro, a seguito della maternità statale dopo la nascita di mio figlio. Ora che ha ormai sette mesi, mi ritrovo molto di frequente a fare “il giro della agenzie”, come dico le mattine in cui esco per andare nella cittadina di turno a fare, appunto, il solito giro degli uffici in cerca di qualche apertura sul mercato.

Adecco
Adecco (Photo credit: Wikipedia)

Umana, Adecco, Manpower, Metis, Randstadt, chi più ne ha più ne metta: ce ne sono a decine in ogni città, di solito in posti imbucati sotto qualche portico nascosto, in aree pedonali o su stradine a senso unico, che per arrivarci devi fare girogirotondo come uno scemo per ore.
Domanda 1:  le location per gli uffici le scegliete apposta per scoraggiare le visite?

Tutti hanno un portale web e un indirizzo mail, ma quasi nessuno legge i messaggi e devi quindi passare di persona.
Domanda 2: cosa le tenete a fare le mail, se non degnate di un minimo di attenzione le proposte che vi inviano i candidati?

Attività frustrante, far loro visita di persona; in ogni ufficio la stessa storia: saluti e ti presenti, gli ricordi chi sei e ti fanno un paio di domande per aggiornare la tua scheda e per ricordarsi del tuo profilo. Poi ti dicono: “Va bene, ho aggiornato il tuo profilo, per adesso non c’è nulla ma se ci si apre qualche richiesta adatta alla tua scheda ti chiamiamo“. Ringrazi, saluti ed esci. Ed entri in quella seguente. E via di nuovo, ancora e ancora.
Se poi è la prima visita e devi iscriverti, anche se hai il curriculum aggiornato e completissimo, devi comunque completare un fascicoletto con tutti i tuoi dati e, se possibile, fototessera.
Domanda 3: il curriculum cosa lo chiedete a fare, se poi dobbiamo copiare tutto a penna sulle vostre schede? Se a voi la carta la regalano, a me ancora no.

Ovviamente devi rispettare gli orari: l’altro giorno ho trovato su una porta l’avviso “valutiamo curriculum e nuove iscrizioni solo su appuntamento”, o ancora su un’altra, “l’ufficio è aperto al pubblico dalle 12.00 alle 13.00”. D’accordo che c’è carenza di lavoro, ma potreste almeno far finta di fornire un qualche genere di servizio, no?

Poi a volte sei fortunato e ti telefonano: “ci sarebbe questa proposta, se ti interessa vieni in sede e facciamo un colloquio conoscitivo”. Allora vai, ti prepari ben bene e ti tocca il primo colloquio: quello con la selezionatrice dell’agenzia. Cerchi di fare bella figura, sei cortese e disponibile, sorridi e annuisci. Però a volte ti fanno di quelle domande che ti verrebbe da rispondere male.

L’altro giorno mi è successo questo:
Agenzia: Da Luglio fino ad oggi cosa ha fatto?
Io: Ero in maternità fino a Febbraio, ho ripreso da poco a cercare lavoro, ora che mio figlio è un po’ più grande.
A: Ah ma… lei ha un figlio?
I: Si.
A: Questo è un problema.
I: Beh, no. Per me no.
A: Eh ma come fa, se si ammala… e poi chi lo tiene?
I: Ho i nonni.
A: Che lavoro fanno i suoi genitori?
I: Mio padre turnista e mia madre insegnante.
A: E quando loro lavorano, come fa?
I: Esistono le baby-sitter e in ogni caso ho anche i bisnonni.
A: Ah… ma se la sente di affidarlo a una baby-sitter? Vuole proprio lavorare?
I (perdendo la pazienza anche se con educazione): Voglio e devo lavorare, altrimenti mio figlio che fa, muore di fame?
Domanda 4: cosa vi interessa che lavoro fanno i membri della mia famiglia, il mio numero di scarpe, il colore dei miei capelli etc. etc.? Correggetemi se sbaglio, ma la legge sulla privacy stabilisce che le domande fatte durante un colloquio debbano vertere sulla professionalità del candidato e sulla sua attitudine verso la mansione, e non indagare su possibili fattori che possano in qualche modo discriminare una persona.

Sui giornali, sulle riviste, nei discorsi politici propagandistici pre-elettorali, sentiamo sempre la solita storia: c’è bisogno di dare spazio ai giovani, perché sono il futuro della società e la nostra linfa vitale; ricordiamoci però che linfa vitale della società sono anche i bambini, e che se le loro madri sono discriminate nel mondo del lavoro, questi bambini avranno minori possibilità di crescere in un ambiente sereno e minori possibilità di fare esperienze scolastiche e culturali di valore (perché la meritocrazia, anche nella scuola, è e rimane troppo spesso un miraggio), diventando così giovani dalla mentalità chiusa e poi adulti dagli orizzonti limitati.

Domanda 5: quand’è che ci renderemo conto che le madri e i bambini sono una ricchezza per la società e per il mondo del lavoro, e non un peso?