“In cosa credi?”

Ho posato
le parole sul comodino.
Sul divano,
quando chiedevi “in cosa credi?”
e ti dicevo che
ad andare scalzi
ci si fida della Terra –
sul cartone
(nudo di piedi)
il dizionario di un bambino.

Ho lasciato
le scarpe alla salita dei colli,
anche oggi che resta il gallo
a filare i venti
e la larghezza del cielo
mi dimora nel ventre.

[GRS]

Bozze di una domenica sera.

Le immagini,
ci sono le immagini
che non riesco a prendere –
una bambina sul marciapiede
un bambino nel mio letto,
la porta rossa
i suoi occhi neri bidimensionali

senza l’ago da imbastitura
scivolano
sotto il cuscino gli orli dell’eyeliner
e

(cacofonie)
le surfinie sul davanzale
il lampione a spegnersi dietro il piano
“la felicità non è tuo diritto”
non mi fido di te

Il gatto di guardia
allo sciabordio del fiume
cede alla televisione che crolla l’io –
cede a te che sverni la pelle,
solo qui respirare sa di aria
e le nuvole sono giochi di bianchezze.
In questa conchiglia,
il sonno
si lascia –
mi lascia andare.

[GRS]

Grado

Quella sera in macchina,
ricordi?
Era la pausa del cielo
che bambino
sfibra le acque
e l’orizzonte di Grado –
ti dissi che a nuotare
non ho mai imparato,

come se il mare fosse più bello
quando hai paura di affogare,
come se tu fossi più vicino
quando ho paura di affondare.

[GRS]

Danze di Notte

Ho chiesto alla notte
dove
sia nascosto il tuo nome,
le mani d’ombra di un ramo
alla messa d’inverno
raccontano gli spazi fra volo e caduta –
sola, la voce a sillabare silenzi
in quest’urna di piume…
io
(che del nido ho la dimensione del buio)
come posso sapere
il più bianco canto d’allodola?

E tu
(spettro del tuo stesso stare)
dimmi quella nota diffusa,
lieve a tessere l’aria
quando il porto è la terra –
dammi la misura,
e la meccanica
dei corpi all’epifania del piacere,

nel nostro sfiorare la sera
di calici e trapezi,
c’è il tempo di un uomo
o il tepore di donna –
il dado sfacciato
dell’equilibrio che danza sul cuore.

[GRS]

Bianconiglio

Stanotte
vorrei che il cielo mi aspettasse,
alla fermata d’autunno
dove siamo a lancette spente
e il tram ricorda la via d’arancio.

Vorrei che fosse pioggia
e non solo guance,
la dimensione del vento
a saldare ematomi
quando la cura è l’attesa
e scalzi
i passi sorgono alla luna.

Ho chiuso la luce in un cilindro –
sarà il coniglio di un mago
o l’ultima stella
a brindare con i miei spazi vuoti.

Stanotte,
per un’altra notte –
vorrei che mi aspettasse,
il cielo.

[GRS]

Sul comodino a sinistra

Un pezzo di cuore
ho lasciato
sul comodino a sinistra –
l’unico,
coperto di giorni.

L’ho cercato al mattino –
avevo in tasca
le mani fredde del vento,
ha riso la notte
trovandomi china ai suoi angoli.

Ho chiesto
a uno spigolo d’alba
di farsi Sole,
mi ha dato variabili
e mappature celesti,
direzioni
alla tua soglia di terra.

L’ho trovato alla sera,
accucciato
fra il braccio e un cuscino –
l’ho ripreso,
il mio pezzo di cuore,
sostava
fra il profumo del cielo
e l’odore del mosto…
solo per uscire

e lasciarne indietro
un pezzo più grande.

 

[GRS]

Una scatola per il tramonto

C’era il cielo
e il riflesso di una foglia –

ho provato a coglierlo,
ho preso una scatola per il tramonto,
grande abbastanza
per tutte le nuvole
e per gli ultimi girasoli
appesi all’orizzonte –

forse
resta anche spazio per i silenzi,
i miei
colorati di rosso –
le guance come le bambine.

Una scatola di cartone
e il cielo dentro,
come se fossimo ancora ieri –
per mandartela,
perché a sciogliere il nastro
ti regali la notte.

[GRS]

Se una notte d’estate

Ho abbandonato
il corpo alla terra –

era di fermo,
mentre il paese scendeva
e le nuvole lasciavano il giorno.
Le strade erano gialle,
la luce delle voci
che chiama d’estate
e il tabacco assordante –
noch eine Entschuldigung,
la signora e le vetrine
e le cicale in controtempo.

Ho dimenticato,
forse ho ricordato.
Ho aspettato il mare,

la salsedine sa di rame
quando
(a guardarti)
restano le lucciole.

[GRS]