Ematoma

Prendo nota
delle mie inadeguatezze.

Le segno sul seno,
la geometria fisica del blu
è la penna che il corpo riconosce –
la tua misura
diventa sul lobo memoria,
ti ho detto
a me non da fastidio

quando il gioco
(lento)
si fa lacerazione
mi chiedo perché resto –
mi chiedo perché sono,
io che scalza
occupo lo spazio di una cicatrice.

[GRS]

Tabernacolo

Nel dire
“di te non mi fido”
sei veloce,
gli spazi stretti
come il bimbo alla bugia –
ma è la notte
che fa del tuo corpo un testimone
e del mio ventre il tabernacolo.

A mietere attese ho imparato
ascoltando la poiana vestire il cielo –
oggi so leggere le tue spalle
quando mi addormenti,
in questo lenzuolo di nuvole
dove azzurro
è il mio seminare,
dove il volo
è equilibrio
fra presenza e silenzio.

[GRS]

Crisalidinotte

Ho infilato le mani
nella forma di due.
L’ho modellata,
a volte contemplata –
quando la notte ci lascia soli
il bianco è un ricordare che il cielo scortica piano.

Ho trovato nodi e garze
nei tuoi spazi di farfalla,
il tempo di un filo di seta
misura la pazienza
e sa esser nuvola ed erba.
Sai,
non è il vento a chiamar crisalidi
ma le ali
(da dentro)
a voler la resa dei muri.

[GRS]

“In cosa credi?”

Ho posato
le parole sul comodino.
Sul divano,
quando chiedevi “in cosa credi?”
e ti dicevo che
ad andare scalzi
ci si fida della Terra –
sul cartone
(nudo di piedi)
il dizionario di un bambino.

Ho lasciato
le scarpe alla salita dei colli,
anche oggi che resta il gallo
a filare i venti
e la larghezza del cielo
mi dimora nel ventre.

[GRS]

Bozze di una domenica sera.

Le immagini,
ci sono le immagini
che non riesco a prendere –
una bambina sul marciapiede
un bambino nel mio letto,
la porta rossa
i suoi occhi neri bidimensionali

senza l’ago da imbastitura
scivolano
sotto il cuscino gli orli dell’eyeliner
e

(cacofonie)
le surfinie sul davanzale
il lampione a spegnersi dietro il piano
“la felicità non è tuo diritto”
non mi fido di te

Il gatto di guardia
allo sciabordio del fiume
cede alla televisione che crolla l’io –
cede a te che sverni la pelle,
solo qui respirare sa di aria
e le nuvole sono giochi di bianchezze.
In questa conchiglia,
il sonno
si lascia –
mi lascia andare.

[GRS]

Grado

Quella sera in macchina,
ricordi?
Era la pausa del cielo
che bambino
sfibra le acque
e l’orizzonte di Grado –
ti dissi che a nuotare
non ho mai imparato,

come se il mare fosse più bello
quando hai paura di affogare,
come se tu fossi più vicino
quando ho paura di affondare.

[GRS]

Danze di Notte

Ho chiesto alla notte
dove
sia nascosto il tuo nome,
le mani d’ombra di un ramo
alla messa d’inverno
raccontano gli spazi fra volo e caduta –
sola, la voce a sillabare silenzi
in quest’urna di piume…
io
(che del nido ho la dimensione del buio)
come posso sapere
il più bianco canto d’allodola?

E tu
(spettro del tuo stesso stare)
dimmi quella nota diffusa,
lieve a tessere l’aria
quando il porto è la terra –
dammi la misura,
e la meccanica
dei corpi all’epifania del piacere,

nel nostro sfiorare la sera
di calici e trapezi,
c’è il tempo di un uomo
o il tepore di donna –
il dado sfacciato
dell’equilibrio che danza sul cuore.

[GRS]

Bianconiglio

Stanotte
vorrei che il cielo mi aspettasse,
alla fermata d’autunno
dove siamo a lancette spente
e il tram ricorda la via d’arancio.

Vorrei che fosse pioggia
e non solo guance,
la dimensione del vento
a saldare ematomi
quando la cura è l’attesa
e scalzi
i passi sorgono alla luna.

Ho chiuso la luce in un cilindro –
sarà il coniglio di un mago
o l’ultima stella
a brindare con i miei spazi vuoti.

Stanotte,
per un’altra notte –
vorrei che mi aspettasse,
il cielo.

[GRS]

Sul comodino a sinistra

Un pezzo di cuore
ho lasciato
sul comodino a sinistra –
l’unico,
coperto di giorni.

L’ho cercato al mattino –
avevo in tasca
le mani fredde del vento,
ha riso la notte
trovandomi china ai suoi angoli.

Ho chiesto
a uno spigolo d’alba
di farsi Sole,
mi ha dato variabili
e mappature celesti,
direzioni
alla tua soglia di terra.

L’ho trovato alla sera,
accucciato
fra il braccio e un cuscino –
l’ho ripreso,
il mio pezzo di cuore,
sostava
fra il profumo del cielo
e l’odore del mosto…
solo per uscire

e lasciarne indietro
un pezzo più grande.

 

[GRS]