Terra Matrigna

Il deserto nella mente,
pensieri attutiti dal vuoto.
Dove restano i vigneti,
a pulire la monotonia delle voci,
sorgono tramonti
si spengono albe
nelle buie fosse comuni
di una terra madre
(matrigna)
di artefatto orgoglio.
Dove restano i colli,
a spezzare paesaggi morti
in abbuffate di carsica roccia,
si elevano
si allontanano
musiche IDEE parole
da carteggi spenti e teatri vuoti.


Spoglia la terra
dimentica di vita
– matrigna d’ombre.

 

GRS

13

Nidi fra i rami –

nudo albicocco spoglio,

vuoto di voci.

 

GRS

14

Pioggia improvvisa –

salutano l’autunno

nubi scherzose.

 

GRS

Pensieri Nascosti

Pensieri nascosti
nell’ultimo angolo di memoria,
l’alba schiude porte
e indebolisce barriere –
era nostra l’alba,
di quel lampione che
(ricordo)
come faro spegneva la notte
e iniziava la strada,
la lontananza
nella distanza
di orologi interminabili,
che sordi richiamano ancora
i loro minuti dispersi nel mare.
Inutili crocifissioni d’idee
nel mutare inconsapevole
di un tempo che
– a tradimento –
ritratta melodie e incanti…
statue d’argilla ridono di noi
sulle spiagge oscure
di quello stesso mare,
dimenticato
dai loro invisibili scultori.

 

GRS

4

Rinascono ali

fra le porte dei cieli –

bianche farfalle.

 

GRS

Sere dormienti

Mi sussurri di pace
nella morbida penombra
di sere dormienti,
tu che di nuovo ti adorni
e di ingenua dolcezza respiri.
E resta l’antico fra i passi d’autunno,
intriso di memoria
il suono d’argento di musiche
deposte nella fortezza della mente.
Dove,
(nel tempo dei ritorni)
maturino e rinascano
mondi e risposte,
al mio giorno non è dato sapere.

 

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12

Notte di stelle –
sorridono complici
lucciole d’oro.

 

GRS

11

Nasconde il grano
ricche gemme di vita –
alba di falchi.

 

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Mio Re

E tu alzasti la spada
al cielo di antichi Dei ora spenti,
mio Re –
nell’ultimo giorno fu tua
la sconfitta di un tempo
e la nascita di una leggenda.
Da mani di fata redenta
sfiora Excalibur porte d’acqua…
a nascondere castelli di ricordi.
Alla terra dei meli dirigi i tuoi passi,
mio Re –
ed è questo il canto ultimo
di mitica memoria.

 

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Regni di Scoperte

Dal tuo ventre
rigenerata e non creata,
neonata bambina
dagli occhi di luce
assorti nel colore del sole.
Lasci mani tremanti
avvolte nel tempo –
dispersi regni di scoperte
ritrovati all’ombra di un cedro.
Fioriscono mandorli
sul colle di vita…
il tuo nome è memoria,
il tuo retaggio è dono d’essenza.

 

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