Katauta [2]

Archi d’azzurro –
nel silenzio del vespro
migrano oggi illusioni.

 

[GRS]

Briciole

Briciole
dove mani s’aggrappano a pieghe
celate nel buio,
dita s’incurvano
d’artigli sfilati
e pensieri assopiti –
lume ora fioco
a guidare uno stanco peregrinare,
tintinna di ghiaccio il bicchiere
– e secco sorride.

Polvere di Sole
al calar di corolle argentate,
sfumature di vedove ombre
nel mio corpo di fiamma.

 

[GRS]

Charlie H.

Reggo parole
fra mani socchiuse,
canzoni di domani.
E restiamo Noi,
voci a matita –
sbocciano ferme
Idee di bianco
nell’aperto silenzio.

 

[GRS]

#iamcharlie
#jesuischarlie
#charliehebdo

[4.30]

Notti
in cui sfuma
il bianco fra le dita,
solo semitoni
e chiaroscuri a matita –
il nero dell’oblio
si fa corriere di ricordi,
melodie appese a maree d’avorio
in dono
ai cancelli del sogno.

 

[GRS]

Katauta [1]

Onde di ghiaccio –

brina sparsa al meriggio

rinverdisce il ricordo.

 

[GRS]

Buona Fine e buon Principio!

La Scrittura, ecco chi non ti tradisce mai.
Ti conosce meglio di chiunque altro, non puoi assolutamente cercare di ingannarla: lei sa ora ciò che tu saprai forse domani o, molto più probabilmente, non saprai mai davvero – come il migliore degli psichiatri, le sue mani sondano il profondo dell’animo di chi ne fa uso; una droga senza rischi, senza costi, senza pessimi risvolti.
Un po’ come il cioccolato, ma senza la contropartita di ciccia e brufoli. 

La Scrittura c’è, sempre.
Quando la desideri ardentemente a volte si lascia fuggire, come un’amante dispettosa, ma è sempre in un angolo dei tuoi giorni a far sentire il suo valore.
Precorre e anticipa i tuoi passi, tasta il terreno come fanno i migliori segugi d’alta razza… compagna fedele, è l’olio nei meccanismi del cervello e, come ogni forma d’arte eccelsa, spesso è il miglior orgasmo che il pensiero possa sperimentare.

La Scrittura è una piccola immensa magia sublime: crea porte, portoni e strade fra i mondi, un binario ad alta velocità che accorcia le distanze fra le persone e la proiezione dei loro sogni.

Nella tua veste di tastiera, penna, touchpad, matita, gessetto… cara amica, cara compagna di Istanti con la lettera maiuscola: a te va il mio più sentito ringraziamento per l’anno appena trascorso.
Ti prometto, con una certa sincerità d’intenti, che allo scoccare della mezzanotte non mi costruirò sogni di cartapesta né palazzi di fragile vetro popolati da inesistenti principi azzurri e nobili destrieri.

Grazie mille per chi mi hai portato, per ciò che ho scoperto e per quel che ancora mi nascondi… – il fioretto per un 2015 di carta, penna e sorrisi: cara Scrittura, non vivrò in castelli di sabbia ma solo di passi incollati al terreno.

51

ali d’Autunno –

battiti di farfalle

ultime in volo

 

[GRS]

50

Noce arricciato –

fra le foglie appassite

nidi in silenzio.

 

[GRS]

Dimenticanza

Dimenticare non è affar mio.
Tempo al tempo diceva qualcuno, sicuramente a ragion veduta: gli spazi del Tempo sono pieni di cunicoli, angolini nascosti, cavilli della memoria e curve dei ricordi.
E c’è tutto lo spazio per perdonare, per masticare e rimasticare mancanze e parole passate, per sgranare una dopo l’altra le decine e decine di perle arrugginite – in fila come la catenella di un infinito rosario laico, intriso di malinconia…
…ma dimenticare no, quello non è affar mio.

Proprio non ne sono capace, perché se puoi dimenticare qualcosa ch’è stato non vorrà forse dire che non è stato abbastanza? Abbastanza grande, abbastanza forte, abbastanza vero, abbastanza intenso… anche abbastanza doloroso o triste, in fondo perché no, ma comunque “abbastanza”.

La dimenticanza è quella sottile linea che incede sugli eventi come una coperta consolatoria, una gomma magica che cancella ciò che è stato lasciandoci a penzoloni su memorie fittizie… che poi lentamente si sfaldano, abbandonandoci pian piano, come se non fossero mai esistite.
La dimenticanza affoga il rispetto di ciò che è passato.
La dimenticanza ci insegna a non imparare, si erge davanti agli errori a braccia conserte bloccando sguardi e parole. Assorbe le lacrime come una spugnetta e poi le appallottola e le getta via.

Per questo dimenticare non mi appartiene, io non appallottolo per gettare via.
Conservo i carteggi del tempo in una scatola di legno ricamato da attese, con la cura che ogni Storia merita… – nel conto delle strade passate, a volte li sfoglio e sorrido delle sciocchezze di ieri soppesando gli istanti di oggi.

Oltre le attese, al di fuori della dimenticanza.
Ad ogni parola su quei fogli ingialliti, su ogni nota d’un passato pentagramma scritto da mille mani sotto mille profumi… si aprono i passi di domani.

Capricci

Fra mani in fiore
nascondo
i capricci del vento,
custodisco l’azzurro
alle soglie del cielo.

 

[GRS]