Il Grattacielo

Skyscraper
Photo credit: F.R.J. photography.

Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così.
Su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta fra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti gli altri, poi il proletariato, dagli strati operai più qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati.
Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacchè finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall’orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo. Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione.
Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali…
Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato.

Skyscrapers
Photo credit: sakeeb.

Questo brano, intitolato Il Grattacielo, è stato scritto nel 1933 dal filosofo tedesco Max Horkheimer e fornisce un’acuta rappresentazione della società a lui contemporanea. Dopo ottant’anni esatti si potrebbe sperare di poter apportare a questa visione del mondo degli appunti positivi su traguardi raggiunti verso il benessere dell’uomo e degli altri animali… e invece poco è cambiato, anzi in molti ambiti – soprattutto sul fronte della liberazione animale – la situazione è peggiorata perché l’industria ha fatto passi avanti ma l’etica non ha fatto altrettanto; la fascia sociale della “borghesia” è aumentata e con essa sono aumentati i consumi di carne e pesce, considerati simbolo di benestare.

Riusciremo mai a raggiungere il sogno utopico di una società in cui nessun essere senziente debba soffrire per il puro e semplice gusto di sopraffare chi è più debole?

Pensiero del giorno… anzi, pensiero di ogni giorno.

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