Liquirizia

Solo negli occhi restano voci,
canzoni d’albe
e trecce d’autunni…
Ali fra i campi vestiti di grano,
l’oro profuma di guerre
all’ombra dei colli.
Un ramo di liquirizia,
radice – impasta la bocca…
il premio ai folli
che in amore gioirono.

 

GRS

Angoli sereni.

In te trovo
tiepidi angoli sereni
dai sottili contorni smussati
in cui – come nave
affaticata dai deliri di molti-
alfine approdare,
dove silenti vibrano voci
e nascono parole,
statuarie nel cuore.

 

GRS

Emozione.

È l’emozione
nell’incontrare pensieri
raccolti da un mare di muti cipressi,
negli occhi che sfiorano
le cime vestite di neve…
e dopo quella pioggia
che odora d’abitudine
eppur profuma di casa,
il tramonto
è un abbraccio
di nuvole e arcobaleni.

 

GRS

Foglie morte.

Lievi appassiscono,
quasi dimenticate,
lacrime perse – abbandonate
nelle acque del tempo.
Come mute foglie
avvizzite – ora
ondeggiano
accarezzate dai sospiri del vento.
Crescono e muoiono,
solo illusioni
nei rossi colori d’autunno.

 

GRS

In fiore.

Marteniza appesa ad un ciliegio in fiore, augurio di primavera.
Ciliegio

Ciliegio. Fotografia propria.

Ed è così, ti amo.
E come un bocciolo di ciliegio in fiore mi volto al tuo sorriso e di bianco e d’oro mi illumino.

Ma prenditi cura di me. Non farmi appassire, parlami dolcemente e innaffia le mie radici perché crescano forti e radicate nella tua terra. Godi del mio profumo e rendimelo noto, perché solo finché saprò che tu -e tu solo- lo apprezzi mi dedicherò ad esso. I miei petali candidi si tingono di quel piacevole rossore di femminea ingenuità quando mi dedichi anche una sola parola: perciò parlami, e nascerà un corollario di sincere sfumature.

Dimmi ciò che pensi, quel che sogni, cosa desideri. E desidera anche me, oggi come ieri e domani più di adesso… non aver timore di cogliermi, di spezzarmi rubandomi ai miei rami: ho la forza di resistere a pioggia e grandine, e ancor più forte ho la necessità di averti.

Ricordami sempre. Quando siamo vicini nei piccoli gesti che regalano attenzioni, e ancor più quando siamo lontani nelle espressioni di desiderio e dolcezza. Senti la mia mancanza come la nostalgia di casa: così come per me sei la lieve pioggia di primavera che fa sbocciare i miei germogli, io voglio essere per te il profumo irrinunciabile di quella stessa eterna stagione.

Ascoltami. Senti il suono del vento che fa sussurrare i petali e le foglie della mia chioma, ed essa ti racconterà chi sono e cosa mi ha resa tale… perché anche le piccole parole sono a volte grandi traguardi. Sorridi per le mie affermazioni, ma non riderne… una tua verità può essere fondamentale, ma spesso non è di grandi filosofie che si dipinge la vita, bensì di intimi minimi dettagli.

Prenditi cura di me. Non farmi appassire, perché non lascerò che accada. Nell’attimo in cui il mio ultimo germoglio si sarà spento, solo e assetato, e le radici del mio forte tronco si saranno inaridite come la terra dove affondavano… sarà tardi, e i miei semi prenderanno altre strade.

Germoglieranno di nuovo, altrove. Nasceranno nuovi splendidi fiori, più profumati e vividi perché più forti di ieri.
Germoglierò di nuovo, altrove. Per non dover appassire ancora.

Emmet e Garfield.

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Emmet è uno dei tanti gatti adulti ospiti presso la sede del gattile AIPA (Associazione Isontina Protezione Animali), che si trova poco fuori dal centro di Gorizia, in via degli Scogli 40.

Emmet è un guerriero, come dicono in molti, è un gatto adulto dal passo baldanzoso e fiero come quello di un leone. Accarezzando il suo folto pelo tigrato si scorgono varie cicatrici, come il taglio all’orecchio destro, eredità di chissà quale battaglia. Ha un carattere forte, nonostante sia stato sterilizzato rimane di indole dominante ed è il boss incontrastato del giardino del gattile… e anche del circondario!
Eppure… eppure Emmet è sempre il primo a salutarci quando parcheggiamo la macchina davanti al cancello – e se lasciate la portiera aperta, salirà dentro come nulla fosse, ispezionando ogni angolo dell’auto! Questo gattone grande e grosso, la cui età nessuno sa con precisione, è sempre e immancabilmente il primo a chiedere una carezza, un abbraccio, una coccola… e resta lì fin quando anche l’ultimo dei volontari non è entrato, a farsi coccolare, come se del cibo in fondo non gli importasse un granché, preferendo una briciola di affetto in più piuttosto che una crocchetta.

Il boss dell’AIPA, il nostro Emmet, ha visto entrare e uscire dal cancello del gattile decine e decine di cucciolate, di gatti adulti, di randagi, di felini abbandonati o incidentati… ha visto passare l’inverno e l’estate più e più volte, ma è sempre stato “scartato”. Sarà perchè è solo un tigrato, o perchè ormai è adulto, o forse perchè ha gli occhi semplicemente gialli, o per quel suo fare da guerriero indomito?
Eppure chi lo conosce, non può che amarlo.
Chi lo conosce sa che, appena parcheggerà la macchina davanti al cancello del gattile, vedrà sicuramente il Boss fermo in attesa… perchè Emmet è sempre il primo a salutarci all’arrivo, ed è sempre l’ultimo a dirci fiducioso “arrivederci” quando andiamo via.

 

GarfieldGarfield è arrivato in gattile assieme ai suoi fratellini, anni fa: era piccolo, piccolissimo, ma già bellissimo come un principino.
Con il passare delle settimane, uno dopo l’altro tutti i suoi fratellini e sorelline sono stati adottati e stranamente lui, con quel suo bel manto rosso morbido e setoso, è rimasto in attesa. Fiducioso, ha aspettato.

Garfield è cresciuto, le stagioni si sono susseguite e lui ha imparato a vivere secondo le regole del gattile, prima in una stanza chiusa, poi nel giardinetto, ora all’aperto.
Finalmente Garfield, ormai cresciuto, ha trovato una casa e una famiglia… ma alle volte il mondo è strano, e le persone non sono da meno: poco dopo, ha visto riaprirsi le porte del gattile per il solo motivo che questa rossa meraviglia “piangeva troppo”. Lui, abituato ormai a vivere fra decine di gatti in un posto che fin da piccolo conosceva, si è visto rifiutare per mancanza di pazienza da parte di qualche umano frettoloso. Ed è ricominciata per lui la routine del gattile, dall’altro lato del cancello.

Quando si fa volontariato con persone o animali, i loro occhi – gli occhi e lo sguardo di ognuna delle creature incontrate – entrano nel cuore e diventano indimenticabili: per me questo bel micione rosso è sempre stato il Principe del gattile, con il suo carattere posato e dolce e i modi eleganti. Affettuoso ma indipendente, come ogni gatto dovrebbe essere, è sterilizzato e assolutamente non dominante. Ho sempre trovato unico il suo modo di attendere il cibo garbatamente, lasciando il momento della “ressa per la pappa” agli altri gatti e aspettando il suo turno per poter mangiare con calma.

Garfield è un gatto adulto, bello, un Principe davvero… ed è ancora in attesa, attende una casa e una famiglia, questa volta per sempre.

 

Per l’adozione di Emmet e Garfield, e molti altri gatti sia adulti sia cuccioli, rivolgetevi all’AIPA Gorizia:

Il Grattacielo

Skyscraper

Photo credit: F.R.J. photography.

Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così.
Su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta fra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti gli altri, poi il proletariato, dagli strati operai più qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati.
Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacchè finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall’orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo. Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione.
Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali…
Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato.

Skyscrapers

Photo credit: sakeeb.

Questo brano, intitolato Il Grattacielo, è stato scritto nel 1933 dal filosofo tedesco Max Horkheimer e fornisce un’acuta rappresentazione della società a lui contemporanea. Dopo ottant’anni esatti si potrebbe sperare di poter apportare a questa visione del mondo degli appunti positivi su traguardi raggiunti verso il benessere dell’uomo e degli altri animali… e invece poco è cambiato, anzi in molti ambiti – soprattutto sul fronte della liberazione animale – la situazione è peggiorata perché l’industria ha fatto passi avanti ma l’etica non ha fatto altrettanto; la fascia sociale della “borghesia” è aumentata e con essa sono aumentati i consumi di carne e pesce, considerati simbolo di benestare.

Riusciremo mai a raggiungere il sogno utopico di una società in cui nessun essere senziente debba soffrire per il puro e semplice gusto di sopraffare chi è più debole?

Pensiero del giorno… anzi, pensiero di ogni giorno.

Scarpe, scarpe e… scarpe!?

Ballerine vari colori.

C’è qualcosa di spaventosamente intrigante nelle scarpe. Per tutti.
Donne in primis ovviamente, per le quali di solito l’attrazione va di pari passo con l’altezza dei tacchi della scarpa in questione.
Ma anche per i cani. E i bambini. Anche per i ragni e molte altre varietà di insetti, temo.

Oggi Lex, come ogni giorno, ha voluto gattonare in giro per il salotto (e per la cucina, e il bagno, e il garage, e via…). Ogni tentativo di farlo rimanere su superfici morbide ormai risulta sempre più vano, soprattutto ora che l’afa avanza e il fresco delle piastrelle diventa un richiamo irresistibile.
La routine è la seguente: provi a sederti sul divano per guardare un TG con il pupattolo in braccio, il quale dimenandosi come un ossesso lascia intendere la sua voglia di buttarsi sul tappeto in missione esplorativa. Ovviamente il tappeto è solo la prima frontiera della sua missione… una volta elusi tutti i suoi giocattoli e dopo aver scavalcato le barriere di cuscini che separano la safe zone dal resto del salotto, lui punta… alle scarpe!
Ecco la grande ossessione di Lex: scarpe e ciabatte di tutti i tipi. Non sono solo i miei infradito azzurri fluo ad attirarlo, ma anche i più tristi zoccoletti neri della nonna o le pantofole blu scuro del nonno. Per non parlare poi delle sue scarpine e dei suoi sandaletti di Mickey Mouse, coloratissimi e leggerissimi, che cinque minuti dopo essere stati indossati sono già da togliere perchè sbavucchiati fino al tallone – calze comprese.

Lex le scarpe le mordicchia, le batte sbatte e ribatte sul pavimento, le sbavazza, le trascina in giro nel suo percorso casalingo lasciando una scia umidiccia simile a quella delle lumache. Immagini poetiche, è vero.
Le scarpe di mamma e degli adulti in generale danno una certa soddisfazione… sono più grandi, il rapporto MxS (dove M sta per Morsi e S per Superficie) è decisamente migliore rispetto alle sue, attualmente numero 19.

Scarpine da neonato. Immagine da ricerca libera.

Poi ci sono le scarpine da bambino.
Ogni mamma avrà avuto cassetti pieni di scarpe mignon, ancora imbustate nelle confezioni originali perché del tutto inutili fino almeno ai 6 mesi circa. Quando è nato Lex in molti mi hanno regalato scarpette, ed io mi sono sempre chiesta: ma perchè? Capisco chi figli non ne ha mai avuti, ma una mamma sa benissimo che le tutine della primissima infanzia sono complete di calzini, sopra i quali indossare anche delle scarpe sarebbe ridicolo… oltre che scomodo! Oltretutto un bimbo che non cammina, delle scarpe che se ne fa?

Ci sono donne che amano le scarpe e che ne vorrebbero una per ogni occasione, di ogni colore e di ogni taglio: ballerine, decolletes, sandali e sandaletti, francesine, stivali, sportive… con tacchi alti e tacchi bassi, rasoterra o con il plateu, con i lacci e senza…
Ci sono bimbe che vorrebbero tanto provare quelle belle scarpe rosse di mamma, e papà che si chiedono come facciano le compagne a portare passeggino+spesa+borsa+variedeventuali senza perdere l’equilibrio sui loro tacchi 8+.

Molti uomini poi si chiedono perchè?. Perché i tacchi, perché i mille colori? D’altronde loro possono spaziare su molti meno modelli: sportiva o mocassino, classica o stivale (molto trash però, sopratutto con la punta da cowboy!)… Ma l’uomo non porta la borsetta, non può cogliere il legame scarpa/borsa/accessori tanto caro a Enzo e Carla! E così, al ritorno da un giro in città, la domanda dei padri/mariti/compagni si trasforma in un sospirato “Un altro paio di scarpe!” dove al punto esclamativo si potrebbero sostituire dei rassegnati punti di sospensione.

E poi c’è la frase standard: “Come fai a camminare con quelle cose lì, ti fa male la schiena dopo!”. In realtà se la scarpa è di qualità ed è ben fatta, è comoda sia che abbia la suola bassa sia che abbia un tacco a spillo 12. Lo stesso vale per qualsiasi modello, dalla scarpa da ginnastica allo stivale da montagna.

Immagine da ricerca libera.

Certo è, comunque, che ad amare le scarpe non è solo il genere femminile.

Chi ha avuto cani e/o gatti sa che uno dei 10 Comandamenti fondamentali della (Animal)Convivenza è:
Mai Lasciare Indumenti In Giro (Soprattutto Scarpe, Calze O Intimo) Se Non Volete Ritrovarli Sbavati, Mordicchiati O Distrutti.

I miei cuccioloni avevano una grandissima passione per la cesta della biancheria, situata in bagno, motivo per cui la porta dei servizi era solitamente chiusa.
Le scarpe invece sono sempre state più raggiungibili, soprattutto vista la mia abitudine di dimenticare le ciabatte ai piedi del divano e vagare per casa a piedi scalzi.
Uno dei miei gatti, Santiago -un meraviglioso micione rosso molto selvatico e per questo mai noioso-, battezzò un paio di stivali da 180€ al loro primo giorno nella mia scarpiera facendosi unghie e denti su entrambi. Si impegnò tanto da ottenere un risultato così intenso e complesso da sembrare quasi artistico.

E i ragni dove li mettiamo?
Avete mai provato l’ebbrezza di infilare i vostri bei piedini da fata (o anche da muratore se siete uomo o se come me portate un 42 di zampa) nelle scarpe e sentire uno scricchiolio inquietante o, peggio ancora, qualcosa che si muove contro le dita? Possibilissimo, se abitate in campagna e magari non avete l’abitudine di chiudere la scarpiera.

Monumento dedicato alle vittime dello sterminio degli Ebrei sul Danubio (Budapest, 1944-45) in un’esecuzione delle Croci Frecciate. Foto da Wikipedia.

Di scarpe si parla spesso, sotto tanti punti di vista e per diversi aspetti.
Ci sono fiabe che le vedono come soggetto fondamentale allo sviluppo della storia, ci sono proverbi e detti popolari, ci sono spot e campagne di marketing virale che ne pubblicizzano di ogni tipo…
Ci sono donne che ne hanno parecchie paia e ne vorrebbero centinaia di altre, ci sono anche donne che usano sempre e solo le stesse scarpe da ginnastica da una vita, ci sono uomini con le Clarks e uomini con le Converse, ci sono bimbe con le suole delle scarpe che luccicano e bimbi con le Timberland mignon…
Ci sono perfino statue di scarpe, quadri di scarpe… e scarpe per cani, gatti, bambole, peluche, e via con una lista infinita!

E voi, di che scarpa siete?

Cher Ami, eroe a stelle e piume.

3 Ottobre 1918, Foresta delle Argonne, Francia nordorientale.
Nove compagnie di fanteria e mitraglieri della 77ima Divisione americana, comandate dal maggiore Charles White Whittlesey e composte da circa 554 uomini, si trovano circondate dalle forze nemiche tedesche. Gli alleati francesi che avrebbero dovuto affiancarle sono rimasti indietro e gli americani si trovano bloccati da sei giorni in una depressione del territorio: a dividerli dalle linee tedesche della Quinta Armata, solo il fianco alberato di una collina.

Uomini della 77esima Divisione americana.

Il cibo è poco e l’unica fonte d’acqua potabile è un fiume che scorre proprio sotto l’accampamento nemico. I Tedeschi continuano ad attaccare, a più riprese giorno dopo giorno, nella convinzione che quel piccolo gruppo di soldati possa infiltrarsi fra le loro linee e cambiare le sorti del conflitto. Le munizioni cominciano a non bastare e le comunicazioni sono interrotte: ogni corriere inviato dal maggiore Whittlesey al fronte alleato viene intercettato e ucciso.

Le forze americane, nel tentativo di fornire aiuto al battaglione disperso, attuano operazioni di fuoco diffuso: i bombardamenti dell’artiglieria pesante, però, colpiscono i loro stessi uomini, le cui coordinate precise sono sconosciute.
Dei circa 500 soldati della 77ima distaccati in quell’operazione, ne sono morti già quasi duecento. Decine di altri sono stati catturati o sono dati per dispersi.

Al maggiore Whittlesey rimane una sola risorsa, un’unica speranza: i piccioni viaggiatori in forza alle sue unità.

Un messaggio che recita “Molti feriti. Impossibile evacuare.”viene inviato con un primo piccione: si libra in volo, sotto gli occhi disperati del battaglione… e sotto gli occhi dei cecchini tedeschi, che lo abbattono prontamente. Tutti i soldati, di ogni grado e fazione, ormai conoscono il significato di un messaggero alato che si alza dalle linee di combattimento: porta informazioni, e le informazioni possono essere più pericolose di un intero battaglione. Un messaggio consegnato al momento giusto può cambiare completamente lo svolgersi di un conflitto.

Cher Ami con indosso una delle pettorine che l’esercito utilizzava per l’invio dei messaggi.

Un secondo piccione spicca il volo dalla vallata dove sono bloccati i ragazzi della 77esima: “Gli uomini stanno soffrendo. Supporto necessario.” è il messaggio che porta con sé, legato alla zampa sinistra. Indifeso davanti alla furia delle mitragliatrici e delle pallottole che solcano il cielo, il piccione viene colpito a morte e precipita con il suo messaggio d’aiuto.

Un solo uccello è rimasto al campo: il suo nome è Cher Ami, caro amico in francese. Addestrato dai soldati delle Signal Force americane, ha già portato a termine undici missioni nell’area di Verdun; sotto l’insistente fuoco nemico e sotto le ondate di fuoco amico, il piccione prende il volo portando il disperato appello del maggiore Whittlesey: “Ci troviamo lungo la strada parallela alle coordinate 276,4. Siamo sotto attacco da parte della nostra stessa artiglieria. Per carità divina, fermate i bombardamenti!”.

Cher Ami vola alto sulla collina, con il sibilo delle pallottole nemiche che gli sfiora le ali grigie e leggere. Per qualche istante la sua figura si staglia contro l’azzurro del cielo, seguita dagli occhi di tutti i soldati americani, stremati, sfiniti, tutti con un nodo in gola mentre pregano affinché quell’esile volatile possa superare il fuoco avversario.

Monumento ai caduti del “Lost Battalion”, il Battaglione Perduto, nella Foresta delle Argonne.

Poi, ad uno sparo segue un tonfo secco. Un fiotto di sangue macchia il bianco delle nuvole e Cher Ami cade.
Il maggiore Whittlesey e i suoi uomini abbassano il capo, in silenzio. Ormai anche l’ultima speranza è svanita, e fra poco probabilmente si ritroveranno di nuovo a lottare per la loro vita, in mezzo a quella foresta nera e sporca di sangue, ai cadaveri dei compagni e al tanfo di putrefazione dei corpi caduti.

Ma improvvisamente…
Improvvisamente un fruscio di foglie da un cespuglio, un battito frenetico d’ali, un tremolo pigolare…. Cher Ami si libra di nuovo in volo, con le piume zuppe di sangue ma con la determinazione e la forza di un vero soldato. Il suo piccolo corpicino si perde in un secondo fra le nuvole, mentre le compagnie di fanteria americane esultano e strepitano.

25 minuti dopo, a 25 miglia dalla collina dove la 77esima Divisione è bloccata da giorni, Cher Ami raggiunge il quartier generale alleato. Il corpo del piccione viaggiatore è una massa informe di piume e sangue: ha nel petto lo squarcio di una pallottola, grande come una moneta; crivellato di colpi ha perso un occhio; la zampetta sinistra è dilaniata, con carne e muscoli sfilacciati, ed è miracolosamente rimasta attaccata al corpo solo per un tendine.
Nonostante le gravissime ferite e il fuoco intenso che si è trovato ad affrontare, Cher Ami porta a termine la sua missione: legato a quella zampetta martoriata c’è il messaggio del maggiore Whittlesey, grazie al quale quasi duecento soldati ebbero salva la vita.

Dei circa 554 uomini della 77esima divisione coinvolti in quella battaglia, solo 194 furono salvati dalle forze alleate. 197 morirono in combattimento, mentre 150 vennero catturati o dati per dispersi.
Il maggiore Charles White Whittlesey e altri dei suoi compagni ricevettero la Medal Honor e la Distinguished Service Cross, le più alte onorificenze dell’Esercito degli Stati Uniti d’America.
Cher Ami venne curato con grande attenzione e riportato in America fra grandi onori: divenne l’eroe della 77esima Divisione e uno dei più conosciuti personaggi della I Guerra Mondiale, citato e studiato perfino nei libri di scuola. In riconoscimento del suo grande coraggio, gli fu assegnata la Croix de Guerre e una medaglia d’oro per i servizi resi durante la guerra. Morì il 13 Giugno 1919, e il suo corpo venne imbalsamato per onore e gloria delle sue gesta: è tutt’ora esposto allo Smithsonian Institution a Washington.

Il corpo imbalsamato di Cher Ami, conservato allo Smithsonian Institution di Washington.

 

Cani, bambini e allergie.

Fin da bambina ho sempre amato gli animali, in particolare i gatti e poi, crescendo, i cani. Non ho mai sofferto di particolari allergie fino all’adolescenza quando, nonostante avessi una splendida gattina dagli occhi azzurri in casa, mi sono ritrovata, da un giorno all’altro, a fare i conti con una serie di nuove allergie fra cui quella, insopportabile, all’epitelio di cane e gatto. Ricordo che, dopo mesi di continui starnuti e naso colante, scoprire di essere allergica alla mia Latte (così si chiamava la mia micia bianca simil-siamese) fu un colpo tremendo.

 

Shih-Tzu

Shih Tzu (Foto: Wikipedia)

L’allergia comunque non mi ha mai impedito di stare accanto agli animali: gatti, cani, topolini, serpenti, tartarughe, di tutto e di più; insomma ho sempre preferito starnutire piuttosto che non avere amici pelosi.

 

Tutti i bambini vorrebbero avere un animale domestico: la domanda <<Mamma mi prendi un cane? Per favoooore…>> è una delle più classiche e frequenti, subito seguita dall’affermazione <<Ti prometto che mi comporterò bene e lo porterò a fare le passeggiate!>>. Dopo tanto insistere da parte dei bimbi, in caso di allergie si opta solitamente per animali senza pelo, come pesciolini o volatili.

Da qualche anno si fa però un gran parlare di razze canine cosiddette “anallergiche”. Esistono davvero?

Innanzitutto vorrei precisare che no, non esistono cani anallergici. Secondo l’American Academy of Allergy, Asthma & Immunology, circa il 15% della popolazione mondiale sarebbe affetta da qualche forma di allergia a cani, gatti e altri animali domestici, e per la precisione ad una proteina presente nella loro “forfora”, nella saliva e nell’urina. Non esistono quindi cani “anallergici” (anche se gli scienziati ci stanno lavorando), anche se vi sono razze che non perdono pelo o lo mutano in misura minore, e sono quindi queste ad essere consigliate a persone con problemi di allergie.

Vediamone alcune.

Razze a PELO RICCIO.
Il sottopelo è scarso e a volte inesistente, non sono soggetti a muta e il pelo va tagliato o rasato.

  • I Barboni di qualsiasi taglia (toy, nano, medio, grande) sono probabilmente i più noti cani a pelo riccio. Estremamente intelligenti e facili da addestrare, sono adatti a famiglie con qualsiasi tipo di esigenza. Eleganti e vivaci, sono fra i più amati cani da compagnia di sempre. Il loro mantello fa la fortuna dei toelettatori, perchè necessita di cure continue soprattutto per gli esemplari da esposizione. Il Barbone è stato incrociato con tantissime altre razze note, per cercare di creare “ibridi” dal pelo ricciuto e quindi poco incline a causare allergie (Labrador > Labradoodle. Cocker Spaniel > Cockapoo. Pastore Tedesco > Shepadoodle.)

    A toy poodle at ten weeks.

    Cucciolo di Barbone a 10 settimane. (Foto: Wikipedia)

  • Irish Water Spaniel: bellissimo e antichissimo cane da caccia dall’aspetto elegante, questo spaniel è poco noto ma andrebbe sicuramente rivalutato. Ottimo cane da famiglia, ama i bambini e si presta ai loro giochi e capricci; è adatto a qualsiasi attività venatoria, anche se per tradizione viene usato per la caccia e il riporto della selvaggina d’acqua.
  • Il Bichon Frisé è un cane di taglia piccola, che non supera solitamente i 30 cm, che si differenzia dagli altri Bichon per il pelo, bianco e riccio; è una razza antica, nata come animale da compagnia e per questo dotata di un carattere dolce e vivace, mai aggressivo e di indole gentile. E’ adatto a qualsiasi famiglia, ama molto i bambini ed è perfetto anche per gli anziani.

Razze a PELO LUNGO.
Di varie tipologie, solitamente il sottopelo è scarso mentre il pelo di copertura è secco e facilmente pettinabile.

  • Il Lhasa Apso è una razza antichissima, cresciuta nei monasteri buddisti attorno a Lhasa e considerata “portafortuna” dai popoli orientali; di taglia piccola e carattere allegro, è un ottimo cane da compagnia, anche se un po’ diffidente con gli estranei. Ama molto i bambini e si presta ai loro giochi.
  • Shih tzu: derivante dal Lhasa Apso, è una razza elegante e di taglia piccola, perfetta per la vita in famiglia; intelligente, dolce e molto amorevole, nonostante sia un ottimo cane da compagnia tende a essere un po’ permaloso e non dimentica i torti subiti. Il pelo è lungo e il sottopelo abbondante, va curato frequentemente soprattutto negli esemplari da esposizione.
  • Il Maltese è un cane di piccola taglia dal pelo lunghissimo, bianco puro e brillante. Esiste da tempi antichissimi ed era molto in voga già al tempo dei Romani; è una razza prettamente da compagnia, molto intelligente e affezionata, anche se leggermente permalosa.

Razze di tipo TERRIER.
Il pelo non cade una volta morto, va quindi eliminato tramite una pratica di toelettatura detta stripping.

  • Kerry blue terrier: di taglia medio-grande, come tutti i terrier è vivace, intelligente e coraggioso, e ha perciò bisogno di stimoli e movimento; il pelo è ondulato, molto morbido e setoso e dalle tonalità blu.
  • Français : Deux Bedlington Terriers en juillet...

    Coppia di Bedlington Terriers. (Foto: Wikipedia)

    Il Soft coated wheaten terrier è una razza diffusissima soprattutto in America, dove è molto amato, grazie anche al suo carattere coraggioso e amabile. Possiede lo spirito vivace e intelligente dei terrier ma, a differenza degli altri suoi cugini, è un perfetto cane da compagnia perché molto equilibrato e poco aggressivo verso altri cani.

  • Razza splendida e purtroppo poco nota in Italia è il Bedlington terrier, cane di taglia medio-grande dal caratteristico aspetto simile a una pecorella; il suo pelo denso e soffice è infatti soggetto a una particolare toelettatura che gli conferisce il suo tipico aspetto grazioso ed elegante. Nonostante l’aspetto dolce è un cane vivace, intelligente e testardo, nato per la caccia e poco adatto al gioco con i bambini.

Da non dimenticare poi il caso delle razze SENZA PELO, come il Viringo o lo Xoloitzcuintli, non molto diffuse in Italia ma che piano piano si stanno diffondendo soprattutto in America.