Venerdì 5 maggio, “Di Nuvole e Lontananza” in Biblioteca

ChioprisvisconeLA BIBLIOTECA COMUNALE DI CHIOPRIS-VISCONE (UD)
PRESENTA UNA SERATA DI POESIA.
AVREMO OSPITE

GAIA ROSSELLA SAIN

CHE DIALOGHERA’ CON
Oreste Patrone – scrittore e blogger
Timothy Dissegna – Sconfinare

CI PRESENTERA’
LA SUA RACCOLTA POETICA
“DI NUVOLE E LONTANANZA”
(Edizioni Culturaglobale Cormons)

“E’ un esordio riuscito, quello di Gaia Rossella Sain con la raccolta poetica Di nuvole e lontananza”. Le poesie di queste pagine hanno sempre la presenza della natura, essenza vitale che c’è e rimane. Lo scrivere Di nuvole e lontananza è un continuo sguardo, che non si stanca di porsi domande e accettare risposte, anche quando mostrano i segni di ciò che si rompe e manca”. Così le parole del poeta goriziano Giovanni Fierro a descrivere la prima silloge di Gaia Rossella Sain, in una recente intervista apparsa sul mensile di scrittura “Fare Voci” della Biblioteca Statale Isontina.

VENERDI 5 MAGGIO 2017
ORE 20.30

62080810

INGRESSO LIBERO
(presso la biblioteca comunale di Chiopris-Viscone)

Thinking haiku al FEFF19

Pare un periodo di onde non inclini alla resa, questo momento di attività – di eventi e traguardi.
Per chi ha piacere, sarò al Far East Film Festival di Udine la prossima settimana, in occasione di alcuni eventi della XIX edizione.

feff-1

Per la precisione, martedì 25 aprile:

  • dalle 11.00 alle 12.30 al Cinema Visionario: terrò un appuntamento per la serie Haiku nello Zaino, incontro alla scoperta degli haiku per bambini – consigliato dalla quarta elementare in poi.
    Giocheremo assieme con le idee di ogni stagione e le immagini della natura, ascolteremo la creatività di ognuno per disegnare un attimo e imparare a creare semplici haiku. Brainstorming di gruppo, disegno libero, giochi di ritmo per conoscere la metrica e la forma poetica.
  • dalle 17.00 alle 19.00 al Lino’s & Co.: corso introduttivo di poetica haiku per adulti.
    Un corso base di due ore per conoscere i fondamenti di questo genere: la storia, i grandi maestri e alcuni esempi del loro corpus poetico, i contenuti e lo stile. Una breve lezione frontale e poi spazio alla creazione, alla scrittura, al confronto.

Vi aspetto, ci vediamo a Udine per il FEFF 19!

 

Uscita Numero 17: Aprile/Giugno 2017

Sulla rivista “ALIBI / Altrove Letterario”, numero 17, partecipo nuovamente con alcuni testi poetici.
Grazie alla redazione che mi ha scelta, grazie a chi passerà a leggere.
Scaricabile dai link nell’articolo allegato.

Rivista Alibi

Numero 17 Alibi Rivista - Fronte

Benny Nonasky, Gaia Rossella Sain, Attilio Scatamacchia, Vincenzo D’Urso, Giulio Perri, Davide Rissone, Walter Ausiello, Simone Carucci, Calamo Inchiostrato, Ludovico Polidattilo, Elisa Mazzieri, Francesco Foddis, Rosario Bocchino, Salvatore D’Antoni, Manuel Crispo. Illustrazioni di Mattia Riami.

    Care lettrici e cari lettori,

Atti scaramantici a parte, vi informiamo che è stato pubblicato il numero 17 di Alibi altrove letterario.

Potete leggere il numero 17 nelle seguenti modalità.

Versione Cartacea (pagamento)

Versione sfogliabile (gratuita)

Per qualsiasi dubbio potete rivolgervi alla e-mail rivista.alibi@gmail.com.

View original post

Gratiarum Actio

Ecco,
oggi ti ringrazio.
Ti ringrazio
per il piatto non mangiato
per il vino non bevuto,
i brindisi col fioretto nell’armadio.
Ti ringrazio per le attese,
quelle lunghe della festa –
grazie a mente piena,
grazie tante a pelle gonfia.

Ti ringrazio per il tempo sola,
per la voce che mi basta
e per gli odori della notte.
Grazie è d’abbraccio alle spalle,
grazie perché sta nel ventre –
ti ringrazio per la schiena che cova il sale,
per il petto che si apre
al sangue che macera.
Ti ringrazio per il profumo di camomilla
e lo zolfo che rimane,
il lenzuolo bagnato e l’asciugamano riposato.

Ti ringrazio per quel che sai,
ti ringrazio per il poco che so –
pazzi e poeti ballano da soli
e la mia misura del due
è un monologo a luci abbassate.

Ti ringrazio per il corpo,
per il collo e le sue impronte –
ti ringrazio per i sogni che mi hai detto
e più per quelli che hai taciuto,
grazie per la terra
(che mi sia amante)
grazie per le nuvole
(che mi sanno amare)

ti ringrazio a mani aperte
ad accogliere ogni piega –
c’è violenza nel silenzio
quando il nudo è bozzolo d’aracne
perché i ragni
(già lo sai)
non diventano farfalle
ma la seta l’hanno sempre in bocca.

[GRS]

Grado

Quella sera in macchina,
ricordi?
Era la pausa del cielo
che bambino
sfibra le acque
e l’orizzonte di Grado –
ti dissi che a nuotare
non ho mai imparato,

come se il mare fosse più bello
quando hai paura di affogare,
come se tu fossi più vicino
quando ho paura di affondare.

[GRS]

Fra 17 e 19

Fra 17 e 19 sillabe, l’abituale conta degli haiku inframezzata da un katauta.

vigne in prevàl* –
quante mani al lavoro
al primo caldo
#haiku   8 marzo

una mimosa –
solo un rametto giallo
fra piatti e pentole
#haiku   8 marzo

luci di notte –
ho ceduto ad un’onda
la memoria del mare
#katauta   10 marzo

resto a guardare
dietro i meli fioriti –
goriska brda**
#haiku   23 marzo

i primi caldi –
una barca spiaggiata
aspetta il mare
#haiku   31 marzo

segni di fumo –
cosa racconta il cielo
a primavera?
#haiku   1 aprile

[GRS]

* Il Prevàl è una piana racchiusa fra i rilievi del Collio goriziano, coltivata a viti e cereali e percorsa da innumerevoli sentieri pedonali e ciclistici immersi in un’oasi di pace.

** Goriska Brda, il Collio sloveno

Fare Voci, numero di marzo 2017

Sul numero di marzo di Fare Voci, la rivista di scrittura della Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, una recensione di Giovanni Fierro alla mia silloge “Di Nuvole e Lontananza” con una breve intervista.
Grazie mille, comparire fra queste righe è un piccolo grande onore!

Voce d’autore           —————————-

L’attesa delle parole

Gaia Rossella Sain, nuvole e lontananza

di Giovanni Fierro

 

 

Gaia Rossella Sain Di nuvole e lontanza

 

E’ un esordio riuscito, quello di Gaia Rossella Sain con la raccolta poetica “Di nuvole e lontananza”.
Una pubblicazione che nelle sue trenta pagine parla del “restare” e del “tempo”, dove lo scrivere è una tela su cui si muovono immagini e sensazioni.
La Sain è capace di mostrare in trasparenza il tessuto del vivere, quello che si intreccia con il ricordo e con ogni possibile coniugazione del presente.
Le poesie di queste pagine hanno sempre la presenza della natura, essenza vitale che c’è e rimane.
Lo scrivere di “Di nuvole e lontananza” è un continuo sguardo, che non si stanca di porsi domande e accettare risposte, anche quando mostrano i segni di ciò che si rompe e manca.
Non si fa da parte Gaia Rossella Sain, affronta le lontananze di una vita con l’invidiabile coraggio di chi sa che ogni mancanza è una possibilità in più, per raccontare l’irripetibile presenza.

dal libro:
Daremo al tempo la colpa
(a te che non sei)

Verranno i giorni
e daremo al tempo la colpa,
dove l’attesa svanì il desiderio
e l’egoismo
chiarì il destino d’ognuno.

Piccoli verbi
crescono di tramonti
tesi alla memoria –
corpi mutevoli
senza nature di foglie.

E verranno le stelle –
petali
in calici aperti.

Dell’abitudine

Pioggia morta.

E nell’Isonzo
Scorro –
nel fango di rivi lenti
sotto il passo di qui,
il piede dell’abitudine
stesa
lungo le strade
con i piccioni
incollati ai pali
che aspettano

aspettano un botto forte
di grano maturo come il sole
che s’inchina
e resta oltre il fiume.

Per non farsi male

La paura di toccare
per non farsi male
perché dicevi

attenta che ti morde
attenta che ti prende

Così mi resta
il colore vacuo dell’infanzia –
e nel toccarsi,

già la paura di perdersi.

Senza titolo, rileggendo

Ho l’ombra di un tempo rotondo
attaccata al tallone,
girarsi voltarsi
saltar la campana –

ma i tuoi ricci non fuggono il buio di un anno,
davanti agli occhi le dita
e il cuore in ritardo.

 

 

Gaia Rossella Sain

 

 

Intervista a Gaia Rossella Sain:

In questo tuo libro c’è tanta natura (tramonti, foglie, castagne, mele, semi, terra…), che sembra sia il punto da cui partire, per scrivere queste poesie. E’ anche il punto a cui ritornare?
Il mio scrivere nasce quasi sempre dalla natura, dal suo farsi partecipe delle nostre piccole vicende private, e spettatrice in quelle di respiro più grande. È un punto a cui tutti dobbiamo tornare, per me è anche il punto dove restare. Sentirsi a casa guardando il cielo o sapere che la collina accoglierà sempre i miei passi scalzi, è in alcuni momenti consolazione e in altri forza e risorsa.

Nella tua raccolta c’è sempre un qualcosa, o un qualcuno, che svanisce, che sfugge (penso in particolare alle poesie di pag. 22, 26, 27). Sono queste le ‘nuvole’ del titolo?
Il titolo della raccolta è una citazione di Montale, estratta da una lettera del 1933 diretta a Irma Brandeis. “La mia filosofia? Non ne ho. Ne hanno estratto più di una dai miei versi, ma a torto. Per me la poesia è questione di memoria e dolore. […] Mia cara Irma, io sono abituato a cibarmi di nuvole e lontananza, ma tu meritavi qualcosa di meglio!”. Amo la poesia di Montale e, quando incrociai per la prima volta questo suo scrivere, lo sentii tremendamente vero e condivisibile. Fu come trovare il pezzo mancante di un puzzle – io che di nuvole vivo, sono affascinata dalla dicotomia che esprimono: la loro fugacità è splendida libertà ma anche dolorosa illusione… come le presenze, non solo fisiche, della mia vita e di questi testi, sfuggite alla terra per esser di cielo nelle diverse sfumature degli addii.

Come e dove, ti poni all’interno di queste tue poesie, qual è il posto del tuo stare fra queste pagine?
Questi testi sono stati scritti fra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, periodo durante il quale il mio stare era un perpetuo annaspare, affogando fra le parole e le nuvole che li compongono. Ci è voluto un anno per alzare la testa, masticando i versi fino a metabolizzarli. Oggi, il mio posto è accanto a queste poesie: ho superato la tregua del silenzio, le sento mie ma non più armate e battagliere. Posso prenderle per mano e leggerle senza vacillare.

 

Gaia Rossella Sain

 

C’è una memoria, un passato, che piano piano prende sempre più la scena, fino a diventare protagonista. che memoria è? quale il suo cammino?
Pensando alla risposta da dare a questa domanda, per molto ha vagato nella mia testa l’espressione inglese “to linger” – ho cercato di rendere nel modo più adatto questa espressione, eppure la traduzione italiana “indugiare” non ha la stessa forza evocativa.
Questa silloge è interamente incentrata sulla memoria di un passato, velato dal filtro di una leopardiana nostalgia. È il racconto di un addio, di una separazione, di un ricordo che è stato torsione di stomaco e che si è trascinato a lungo – a questo addio si sono fuse le sfumature di altre separazioni, uno ieri che sfugge ma che resta più ingombrante dell’oggi.
Come ho già detto, il percorso di questa memoria oggi è fianco a fianco con i miei passi – è un cammino che mi vede partecipe e non spettatrice, voce accesa e non sopita. Una memoria che è diventata cosa preziosa, nostalgia creativa che stringe il cuore e che, nel ricordo di quel che è stato, lascia la consapevolezza di ciò che è.

Ci sono, e riecheggiano, anche gli haiku. In che modo fanno parte di questo libro?
Gli haiku sono diventati, da un paio di anni, compagni fedeli di viaggio; sono sempre stata appassionata di oriente (studiai Lingue Orientali all’università) e ho iniziato a scrivere haiku come esercizio tecnico e stilistico quasi per gioco, in momenti in cui l’ispirazione e la parola avevano bisogno di una guida e di uno stimolo diverso – inoltre, il mio fare poesia è molto legato alla natura, elemento fondamentale di gran parte della poetica orientale: la stagionalità, la partecipazione emotiva nei confronti del mutare delle cose umane e del mondo, la nostalgia che ne deriva… sono tutti temi che ritrovo sia nel fare haiku sia nel fare poesia.
Posso dire che la forma di questa raccolta si sia consolidata grazie all’influenza risolutrice degli haiku.

 

 

l’autrice:

Gaia Rossella Sain è nata nel 1987, vive a Udine. Alcuni suoi scritti sono stati segnalati in diversi concorsi,
e numerose sono le pubblicazioni in antologie. Fra queste “Cervo Bianco” (a cura di Fabrizio Corselli) e i
volumi di haiku “Hanami: Primavera” e “Hanami: Estate” (Edizioni della Sera).
Appassionata di poetica haiku, nel 2015 inizia a promuovere questa forma d’arte attraverso una mostra
fotografica itinerante dal titolo “Istanti” e con “Haiku nello zaino”, un progetto scolastico rivolto alle
scuole elementari.

web: https://gaiarossellasain.com/

 

(Gaia Rossella Sain “Di nuvole e lontananza”, edizioni Culturaglobale, pp. 33, 2016)

Ecco il link alla pagina, per leggere altre parole di grandi autori:
http://www.isontina.beniculturali.it/index.php?it/413/fare-voci-rivista-di-scrittura

 

La conta degli haiku

Mi accorgo che da molto non facevo la conta degli haiku – raccolti da ottobre ad oggi, lasciati fra la nebbia, i gatti e le loro lune.

macchie di bianco
sull’orizzonte secco –
aironi in sosta

piena normale –
nessuno sguardo al cielo
il giorno dopo

pesa l’autunno
sopra i rami bagnati –
resta la nebbia

novembre appena
e strade illuminate –
ma quanta fretta

vetri ghiacciati –
stamattina all’asilo
sciarpe e piumini

fine dell’anno –
speriamo fili liscio
almeno l’ultimo

la prima neve –
sembra sia primavera
dal mio fioraio

bora alla porta –
le fusa sul divano
in sottofondo

si vede appena
il naso della luna –
persi anche i gatti

sedie sull’uscio –
le comari raccontano
sere di allora

oche selvatiche
vagano nella nebbia –
fra i filari anch’io

giocano assieme
batman, zorro e i pirati –
odor di fritole

sotto la pioggia
la maschera di un gatto –
martedì grasso

una staffetta
di bora e sole a marzo –
cambio giubbotto

dodici gelsi –
anche il campo si allunga
con il tramonto

[GRS] #haiku

Burja

A sorsi
godo delle nuvole –
ti ho nel vento
d’increspatura sottile,
non mi fido delle spalle
quando
(a sostare dopo gli atti)
denudano tracce
e rigurgitano sale,
ma qui
la schiena storta è la mia
che si scioglie di notte
mentre bora ride alla finestra
nel breviario del bianco.

Ad ascoltare quel corpo
avresti il filo d’ogni lacerazione,
a che mi serve esser di terra
quando testardo
il cuore impazzisce per il cielo?

[GRS]

La Bora [Burja in sloveno] è un vento catabatico, cioè di caduta e compressione adiabatica, di provenienza nord/nord-orientale, che soffia con particolare intensità specialmente verso l’Alto e Medio Adriatico.
La bora non si orienta in un’unica direzione ma fluttua intorno ad una direzione media che è tipica per ogni località. La sua caratteristica è di essere un vento “discontinuo”, ovvero di manifestarsi con raffiche più forti, intervallate dalle raffiche meno intense.