Nostra signora dell’ansia.

Un giorno, me lo ricordo
guardavamo le foto di scuola –
avevi la faccia nera
quasi un funerale
invece
era la recita di fine anno.

Da te ho imparato
ad abbassare lo sguardo,
a parlare dentro le mani
e poi tenerle chiuse
strette
intorno alla vita –
forse anche la mia
doveva avere quattro lati
per esser normale
invece
sono un poligono irregolare
il mio baricentro
non sta al centro
e poi cosa credi?
Non sono i tempi ad esser cambiati
ma io ad averli falliti.
E poi cosa credi?
Non ho il diritto di essere felice,
le mie
sono tutte stronzate.

Ma non lo vedi?
Questa casa non sarà un albergo
eppure ognuno
mangia un piatto diverso
in piedi
nella sua stanza muta.

[GRS]

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